Erano trascorsi degli anni da quando Edward se ne era andato
e solo dopo anni mi prestavo ad organizzare il suo ultimo desiderio. Mio marito
era deceduto dopo una lunga battaglia contro il cancro che lo aveva spento. Lui
era appassionato per gli sport, per il nord-walking, per le scalate alle
montagne. Fu proprio questa suo amore per le arrampicate che consisteva il suo
ultimo desiderio. Lui voleva che le sue ceneri fossero sparse in cima del Ben
Navis, una montagna della Scozia, quindi essere libero nella natura e nell’aria
della sua patria natia.
Noi c’eravamo conosciuti a Edimburgo, ma tutto nacque durante
il volo di ritorno che avevo anticipato per fuggire dal mio ex fidanzato, il
primogenito di Edward. Mio marito era un’artista, divorziato, amante della
natura, dello sport, dell’arte e dei viaggi mentre io, invece, ero alla mia
seconda laurea ed ero anche una buona pianista oltre a conoscere diverse
lingue.
A causa della mio QI elevato tendevo ad isolarmi per il
timore di non essere accettata. Decisi di omettere qualche particolare della
mia personalità per non rimanere sempre sola visto che fin da piccola i miei coetanei
mi isolavano.
Jacob fu il mio primo ragazzo ed era uno studente in lingue
orientali, molto popolare, molto sportivo, tanto aitante ma forse questo era
dovuto al suo DNA italo- scozzese.
A Jacob non avevo mai raccontato di essermi diplomata a 15
anni, di aver ottenuto la mia prima laurea quando a 19 anni in medicina
veterinaria, che conoscevo il polacco, il mandarino, l’inglese, il tedesco. Mi
ero iscritta al corso di lingue orientali per approfondire e ampliare la mia conoscenza
delle lingue e mi guadagnavo da vivere anche con le ripetizioni. Conobbi Jacob
quando davo ripetizioni di mandarino anche se fingevo di conoscere solo
l’inglese come seconda lingua oltre l’italiano che ero madrelingua.
Il rapporto con Jacob inizialmente andava a gonfie vele tanto
che lui mi portò a conoscere la madre e le sorelle, ma d’allora iniziarono i
problemi. La madre Tania non faceva che mettermi in cattiva luce e adorare le
figlie, infondo un po‘ la capivo ma mi infastidiva che Jake non prendesse mai
le mie difese.
Con Jacob avevo un rapporto conflittuale perché da una parte
ero riconoscente per non essere più sola ma dall’altra parte mi sentivo in
colpa per avergli mentito in qualche occasione.
Jake mi invitò a trascorre un allegro fine settimana ad
Edimburgo e tutto andò alla grande visitando le maggiori attrattive finché non
andammo dalla famiglia. Sfortunatamente lì c’erano le sorelle Genoveffa e
Anastasia che anche loro erano andate a trovare la famiglia paterna. Jacob era
sollevato di non dover incontrare il padre.
Le sorelle sì vantavano di essere delle ottime pianiste e sottovalutare
tutti per essere al centro dell’attenzione. Anastasia suonava un brano veloce
quando doveva essere lento, ma non volevo intervenire perché non volevo che le
mie omissioni venissero svelate
“Brava Anastasia” dicevano i nonni di Jacob
“Grazie, ma lo sapete che ho inviato la mia candidatura per
la Juliard. Di sicuro sarò la prima del corso e tutti i docenti penderanno
dalle mia labbra!” rispose Anastasia piena di sé.
“Sono sicurissima mia cara che entrerai in quella prestigiosa
scuola” rispose la nonna di Jacob.
“Mi è sempre piaciuto suonare il piano, ma preferisco le
ribalte delle passerelle. Se venissi con te mia cara sorella non credo che
saresti la prima della scuola!” disse Genoveffa.
Quanto mi irritavano quelle due perciò decisi di uscire un
attimo per tranquillizzarmi e dirigermi verso la toilette che mi aveva indicato
Jacob.
All’uscita del bagno scesi le scale per tornare nel salone
per raggiungere il mio ragazzo e le arpie delle sorelle. Dal salone giungevano
i fastidiosi rumori del pianoforte. Non scesi subito perché notai due uomini
che stavano discutendo.
Non ero molto interessata al discorso ma ad un uomo
affascinate dai capelli ramati, dal fisico atletico, dal colorito di chi stava
spesso all’aperto. Le piccole rughe lo rendevano terribilmente seducente.
Probabilmente era il padre di Jacob. Il mio fidanzato non aveva buoni rapporti
con il padre.
Nel soggiorno le due amorevoli sorelle del mio ragazzo
stavano rovinando la mia canzone preferita: “ Clare De Lune”. Il modo in cui me
lo stavano suonando mi faceva salire l’ira funesta di Achille. Dovevo
tranquillizzarmi, non dovevo creare motivi d’attrito tra me e la famiglia
paterna di Jake.
Sapevo che il mio ragazzo aveva un rapporto teso con il
padre, ma non immaginavo che sì parlassero così poco. Fu Edward a presentarsi e
a congratularsi con il figlio tanto che quest’ultimo divenne ancora più freddo.
Io ero affascinata da quell’uomo tanto che mi chiedevo quando
avesse concepito Jacob visto che sembrava quasi un coetaneo di Jake. Quella
serata era carica di tensione perché ero attratta dal padre del mio ragazzo
però dovevo allontanare quei pensieri molesti, inoltre c’erano le figlie che
suonavano così male quel brano che tanto adoravo che alla fine intervenni.
“Scusami Anastasia, ma dovresti essere più prudente con Clare
de Lune altrimenti Debussy gli verrebbe un’otite!”
“Va suonato così ti dico e poi cosa ne sa un’ignorante come
te?” mi rispose.
“In effetti, hai mai suonato qualche strumento oltre il
flauto dolce?” intervenne Genoveffa.
“Isa, no!” intervenne Jacob.
“Vedi Clare de lune è un brano dolce e va suonato in un altro
modo!”
“Perché non provi?” mi disse Anastasia convinta che avrei
fatto una figuraccia.
Quando iniziai a suonare per me fu come essere in paradiso e
non in un covo di vipere. Anche Edward sì fermò ad ascoltarmi ammirato.
Dopo la mia esibizione ci fu il litigio con Jacob, ma almeno
ebbe la decenza di farlo quando non eravamo in presenza della sua famiglia. Noi
eravamo in taxi quando la discussione iniziò.
“Dovevi proprio metterti in mostra?” mi chiese furioso
“No, non è come credi” gli risposi.
“Ah sì, illuminami?”
Mi chiese sarcastico
“Quella era la mia canzone preferita e le tue sorelle sì
divertivano a rovinarla!”
“Ti sei comportata come una bambina, e poi potevi
risparmiatela! Era appena arrivato nostro padre e hai messo in cattiva luce
Anastasia!”
“Lei vuole sempre stare al centro dell’attenzione. Difendi
sempre le tue sorelle e poi non apprezzi nemmeno se suono qualcosa per noi”
“Anastasia e Genoveffa sono mie sorelle e le proteggerò sempre,
ma poi tu non mi hai mai raccontato di saper suonare così bene il pianoforte!”
“Lo fai con tutte le ragazze con cui esci? Ti schiari sempre
con tua madre e le tue sorelle anche se trattano di merda ogni compagna che
porti?”
“Perché non rispondi alla mia domanda invece di mettere il
dito nella piaga? Lo sai credo che dovremmo prenderci una pausa di
riflessione!” mi disse un Jacob esasperato.
“ Mi dici che stai lasciando solo perché ho dimostrato a tua
sorella che sbagliava? Potrebbe essere utile ad Anastasia un po’ di critica
così quando non sarà ammessa alla Juliard non le verrà un colpo!”
“Non essere così infantile!”
“Forse hai davvero ragione, meglio che prendo una camera
diversa così iniziamo subito la pausa di riflessione!” gli dissi scendendo dal
taxi che ci aveva portato in albergo e lui non mi seguì.
Quando fui nella hall dell’albergo decisi di ritornarmene a
casa quindi di anticipare il volo. Ero al check-in mentre cercavo di convincere
l’addetta a anticipare il mio volo quando incontrai Edward. Lui rimase
ammaliato dalla mia capacità di ottenere quello che volevo dall’addetta al
check-in, dopo un po’ scoprì che noi avevamo lo stesso volo.
Durante il viaggio conversammo del più e del meno, ma con
grande sorpresa fui lieta che Edward non era spaventato dal mio QI e anche per
quello che me ne innamorai.
All’arrivo a Venezia decisi di seguirlo nella stanza che
aveva prenotato nonostante tutto ci diceva di non trascorrere una notte di
passione.
La mattina successiva nonostante avessimo i sensi di colpa a
causa di quello che avevamo fatto a Jacob avevamo già deciso il nostro futuro.
Io avrei abbandonato il corso di laurea in lingue orientali e lo avrei seguito
a Barcellona dopo la mostra che aveva in progetto in quei giorni.
Per Edward avevo abbandonato Venezia, avevo rinunciato di
tentare di ricostruire un rapporto con Jake, avevo deciso di seguire
l’avventuriero.
Edward non sì perdeva una scalata e amava il brivido. Era
così energico e la nostra vita era ogni giorno un’avventura diversa.
Con lui avevo scalato il monte Bianco ed Edward voleva
superare l’impresa di Kilian Jornet che impiegò solamente 11 ore 48 minuti per
ascendere e discendere dal monte Denali e stava organizzando il tutto quando
arrivarono gli esiti delle analisi che ogni sportivo sì sottoponeva. Da quel
giorno Edward dovette rinunciare al suo sogno di superare quel record, ma
voleva anche riconciliarsi con i figli.
Durante la chemioterapia voleva sempre essere informato sugli
argomenti di suo interesse quindi era sempre aggiornato sull’alpinismo
agonistico, sull’arte e voleva riappacificarsi con i figli.
Nonostante la malattia Edward era un uomo che sì teneva
aggiornato su tutto e leggeva qualsiasi cosa. Una sera, al ritorno
dall’ennesimo ciclo di chemioterapia notai in mio marito un eccesso di rabbia
che lo sfinì tanto che pur di evitare spiegazioni decise di andarsene a
dormire. Davanti al cammino trovai la lettera accartocciata e l’aprì curiosa e
notai chi era il mittente.
Il mittente di quella lettera era il figlio che non lo
avrebbe mai perdonato.
“Non riuscirò mai a
perdonarti per quello che hai fatto alla mamma, ma anche per aver sposato la
mia ex. Quale padre ha il coraggio di sposare una donna dismessa dal figlio?”
Quando lessi quelle poche righe che rimanevano della lettera
bruciacchiata e quindi capì perché mio marito era furioso perché lo ero anch’io.
La lettera di Jacob era molto dura e nonostante gli anni
trascorsi pensavo che la ferita gli avessi inferto si fosse rimarginata. Volevo
riuscire che Edward e i figli potessero riappacificarsi prima che succedesse
qualcosa, ma non sì mossero nemmeno quando il padre aveva bisogno di un
trapianto di midollo. Durante la malattia di mio marito scoprì il mio stato
interessante e forse fu anche per quello che non ero ancora riuscita a spargere
le sue ceneri perché non volevo che Thomas non sì separasse dal padre.
Nonostante mio marito non si fosse mai arreso sì spense
all’alba del primo giorno di primavera.
Edward ebbe la fortuna però di conoscere il suo ultimogenito
anche se non aveva mai perso la speranza di riappacificarsi con gli altri
figli.
Il periodo immediatamente dopo la dipartita del mio amato fu
tragica, ma grazie all’aiuto della mia famiglia di origine riuscì a non essere
sopraffatta dal dolore e poi dovevo essere forte per il piccolo Thomas che era
la copia del padre.
Fu grazie all’aiuto di mia sorella che dopo quasi un decennio
da questi episodi che riuscì ad esaudire l’ultimo desiderio di mio marito. Dopo
un lungo percorso anche grazie all’aiuto di una psicoterapeuta e tantissimo
tempo riuscì ad organizzare un’escursione per spargere le ceneri di Edward.
Alice era una personal trainer e mi aveva aiutata con il
piccolo Thomas. La mia sorellina aveva organizzato tutto così il piccolo aveva
tutta l’attrezzatura: scarpette, imbrago ed elmetto dal quale fuoriuscivano
qualche ciuffetto ramato che aveva ereditato dal padre.
Mia sorella aveva scelto un percorso facile specialmente per
il piccolo che non voleva più sentirsi chiamare tale perché alla soglia dei 10
anni si sentiva già un ometto. Raggiungemmo il punto scelto e dopo esserci
riposati procedemmo con una piccola cerimonia e mio marito fu liberato
nell’aria della sua patria natia.
Durante quella breve cerimonia, nonostante avesse già avuto
due funerali, non riuscì a non trattenere le lacrime ricordando il giorno del
nostro matrimonio, ogni istante che avevo vissuto con lui tanto che il nostro
piccolo ometto mi abbracciò.
“Mamma, non ti abbandonerò mai!” mi disse Thomas con quegli
occhietti marroni con delle sfumature verde.
Edward sarebbe vissuto sempre nei nostri cuori.

Ed eccone un’altra straziante!
RispondiEliminaÈ molto bella come storia, peccato per i tanti errori disseminati un po’ dappertutto.
Mi sarebbe piaciuto leggere un maggior approfondimento della vicenda, hai sorvolato praticamente su tutto. Sei sicuramente riuscita a farmi odiare ogni membro della famiglia di Edward, sia d’origine coi nonni terribilmente accondiscendenti coi nipoti, sia acquisita con moglie e figli veramente indegni.
Ripeto che è un peccato perché con una maggiore attenzione e più cura nei dettagli secondo me sarebbe stata una storia incantevole, anche se triste.
Patrizia
Oddio!! Non so proprio cosa dire.
RispondiEliminaL'idea è anche valida ma seguirla è stato veramente difficile. La tua proprietà di linguaggio non mi ha permesso di seguire la storia come si deve, perché troppo presa a cercare di capire ciò che volessi dire.
Hai delle ottime idee ma dovresti curare un pochino di più la sintassi e stare più attenta agli errori perché il lettore si distrare troppo.
Come ogni volta nelle tue storie mi perdo, è difficile seguirti.
RispondiEliminaCome sempre c'è tanta carne sul fuoco, ma non approfondisci mai e come sempre questo è un peccato perchè hai veramente delle belle idee.
Grazie
JB
Ho avuto la certezza di chi si nasconde dietro questa OS alla settima riga! E’ impressionante come cominciamo ad avere dei segni che ci distinguono le une dalle altre. Bene, a parte questa breve parentesi… affrontiamo questa piccola recensione.
RispondiEliminaAutrice, per favore… rileggi quello che scrivi. Ci sono tanti, tantissimi, errori che con una rilettura sarebbero potuti sparire. Sono certa che anche tu ti saresti accorta dei troppi “che” nelle frasi che andavano eliminati o di altre sviste, se avessi riletto con attenzione tutte queste cose sarebbero state corrette, ne sono certa!
All’inizio ho fatto un po’ fatica a capire la storia… poi invece….! Mi hai sorpresa! A differenza delle altre volte, in cui ti perdevi un po’ lungo il racconto, questa volta sei riuscita a stare quasi sempre dentro ai confini della vicenda. Certo, c’è ancora qualche momento confuso, ma la vicenda è delineata nella sua interezza e si arriva alla fine senza perdere totalmente il senso della storia.
Quindi brava, c’è stato un miglioramento. Vedi, provando e riprovando, alla fine si riesce a mettere su qualcosa che è sempre migliore del precedente. Ovviamente devi tentare e ritentare altre volte, devi cercare di correggere al meglio il tuo scritto, femminile e maschile, plurale e singolare, particelle messe lì che non c’entrano nulla… Tutte cose che rileggendo, ti assicuro, ti accorgi da sola. E’ un altro scoglio che, confido in te, supererai alla prossima Shot.
La storia in sé è originale e molto carina, sono sincera.
Complimenti per i miglioramenti e brava per esserti messa in gioco anche questa volta.
Aly
Ciao, penso che sia della lunghezza giusta. Non amo le storie particolarmente lunghe perché ci metto ore a leggerle e sembrano un libro. Bellissimo il banner e anche la tua idea. Io ad esempio, non avevo idee, minimamente.... e infatti ho cercato ispirazione non so dove hahah comunque, a mio parare non è male, anzi, è originale, seppur triste, perché di solito si leggono sempre storie HOT o comunque storie d'amore molto intense. bravissima! credo di aver capito chi sei... prima volta che mi succede hahaha. I MIEI COMPLIMENTI!
RispondiEliminaNon faccio testo perchè so chi sei, ma ti giuro che l'avrei capito ugualmente.
RispondiEliminaHo fatto fatica a seguire il filo della storia, questo sì, ma credo di aver capito come lavora il tuo cervello e non ci puoi fare niente perchè la tua fantasia lavora così: tanta roba, tanti particolari, tanti personaggi e un filo logico tutto tuo. Che dire della storia? Intensa, snodata in più punti e con dei caratteri piuttosto riconoscibili nel loro ruolo di sempre. Sono felicissima che il piccolo Thomas sia bello come il papà! :D
-Sparv-
Concordo con chi ha detto che è un po' difficile stare dietro ai pensieri e al filo della storia, però c'è qualcosa di interessante i quello che racconti. Hai veramente tanta fantasia...spero tu riesca a incanalarla in futuro perché secondo me potrebbe uscire qualcosa di interessante.
RispondiEliminaGrazie
L'idea è buona, peccato che nello svolgimento ti sia persa per strada, creando confusione in chi legge. Con l'impegno puoi migliorare, grazie di aver partecipato.
RispondiEliminaIdea originale, storia molto triste ma con un suo respiro e un suo ritmo. Con un po' più di calma avresti potuto rendere la sintassi un po' più fluida, eliminare qualche ripetizione e qualche errore, rendendo la lettura più scorrevole. Comunque brava per aver interpretato il tema in modo originale e intenso.
RispondiEliminaMi accodo alle altre. Sei tenerissima e ammiro come ogni volta tu lasci andare la tua fantasia. Ti do un consiglio solo questa volta. Trova una beta o una pre reader. Eviterai errori evitabili e imparerai sempre di più! Grazie per avere partecipato, Cristina
RispondiEliminaStoria davvero fantasiosa, ricca di dettagli ma purtroppo anche di errori. Ma come si dice "sbagliando si impara". Leggi e rileggi.
RispondiEliminaGrazie per la condivisione!
Georgia
Mi è piaciuta molto l'originalità della tua storia e come hai usato in maniera diversa alcuni tratti che tornano spesso nelle ff (l'intelligenza di Bella, la relazione con una persona molto più grande etc.). Molto carino è anche che usando Anastasia e Genoveffa hai fatto quasi un crossover con Cenerentola, che è una delle mie fiabe preferite, brava!!!
RispondiEliminaAleuname
Che ci siano degli errori credo non si possa negare, peccato perchè l'idea non era male. Hai molta fantasia che opportunamente incanalata e seguita potrebbe far uscire cose molto piacevoli da leggere. Pensa però a leggere e rileggere, parla con chi ha più esperienza e che ti può dare consigli su come migliorare. Se pensi a un revisore o a una beta guarda le correzioni e fatti spiegare, così impari e nelle volte sucessive avrai sempre meno problemi. Brava comunque a metterti in gioco.
RispondiEliminaSarebbe stata una trama interessante ma, come hanno già detto tutte prima di me, troppi errori rendono questa storia davvero incomprensibile...Sicura di rileggere dopo aver finito di scrivere?
RispondiEliminaGrazie per aver partecipato.