Ho bisogno d’aria, non riesco a respirare. Purtroppo soffro di claustrofobia e
ogni tanto mi capita di avere degli attacchi d’asma. Subisco queste violenze da
quando ho messo piede nel liceo di Forks, non ho mai avuto la possibilità di
riscattarmi perché loro – i bulli – hanno sempre avuto la meglio. Nessuno sa di
questa cosa, la mia famiglia in primis.
Vorrei
morire. Vorrei essere dimenticata da tutto il mondo. Vorrei sopravvivere.
Vorrei uscire dallo sgabuzzino. Vorrei smetterla di piangere. Vorrei essere
notata dal ragazzo che mi piace e smetterla di essere gelosa della sua ragazza.
Mi
ripeto spesso che da un giorno all’altro le cose cambieranno, ma per l’ennesima
volta sono sola, chiusa nello sgabuzzino della scuola, a piangere.
Ho
il terrore di aprire gli occhi ma non ho altra scelta, devo alzarmi, fare
colazione, vestirmi e andare a scuola. Papà, come tutte le mattine, bussa due
volte alla porta della mia camera, ricordandomi che devo sbrigarmi. Sospiro
spostandomi i capelli da davanti al viso e apro lentamente gli occhi. Puoi farcela Bella! Vedrai che oggi andrà
meglio! Ripeto più volte a me stessa prima che venga mio padre a tirarmi
fuori dal letto. Conoscendolo ne sarebbe capace.
Giro
lo sguardo verso la finestra, il tempo è quello di ieri, cioè sta piovendo a
dirotto e c’è un’umidità pazzesca; la nebbia si potrebbe tagliare con il
coltello per quanto è fitta.
“Bella
sbrigati, non vorrai mica fare tardi a scuola!” Lo sapevo che Charlie avrebbe iniziato a rompere le palle, anzi, mi
stupisco che questa mattina ci abbia messo più minuti rispetto agli altri
giorni.
Faccio
molta difficoltà ad alzarmi dal letto, il pensiero che tra meno di venti minuti
sarò a scuola mi fa venire i brividi. Ho forse altra scelta? No, dovrò subire
anche oggi delle violenze fisiche e psicologiche da parte dei bulli. Domani
sarà uguale… ogni giorno è sempre così e io posso solamente sperare che prima o
poi finisca.
In
televisione ho sentito dire che si è vittima di bullismo bisogna dirlo a
qualcuno. Mi viene da chiedermi, ma loro che ne parlano tanto, hanno mai subito
violenze?
Sanno
di che cosa stanno parlando?
Il
bullismo è qualcosa da cui non puoi più uscire (e nei casi in cui ci riesci sei
miracolato da Cristo) perché i bulli non ti danno mai un attimo di pace. Qui
non stiamo parlando di screzi tra compagni scuola, bensì parliamo di persone
che ogni santo giorno mi trattano come se fossi una merda umana; ragazzi della
mia età che mi insultano pesantemente, che hanno avuto il coraggio di
picchiarmi dietro al parcheggio della scuola e senza un motivo preciso; ragazzi
che hanno riempito la mia macchina di uova marcie, che una volta mi hanno
rovesciato addosso un secchio di spazzatura; che mi hanno costretto a mangiare
un panino ripieno di cioccolato e mortadella perché volevano vedermi vomitare
(cosa che poi ho fatto).
A
scuola si fanno chiamare i Volturi, si fanno vedere fighi solamente perché sono
figli di noti industriali della zona, altrimenti non sarebbero proprio nessuno
e nessuno se li filerebbe di striscio.
La
loro più grande vittima sono io, ma fino a qualche mese fa c’era dentro anche
Mike Newton, il quale è riuscito a ribellarsi; ha trovato la forza per farlo e
ora sta con una tra le più fighe di tutta la scuola, Jessica.
Vorrei
avere anche io la sua forza.
Papà
mi richiama ancora, usando un tono più rigido e non ho davvero altre soluzioni:
devo andare a scuola.
Sgrullo
le lenzuola, apro le finestre per far arieggiare e preparo lo zaino. Ogni
mattina faccio esattamente le stesse cose, forse perché spero di sentirmi dire
da Charlie che oggi posso rimanere a casa, ma non potrò mai sfuggire ai
Volturi.
Loro
sono più forti di me. Loro possono prendersi gioco di me quanto vogliono. Io
invece non sono nessuno.
Come
da prassi, prendo le prime cose che trovo nell’armadio e corro al bagno.
Accendo
la luce mentre con l’altra mano chiudo la porta, sospiro e apro il rubinetto
dell’acqua. Ci metto sempre cinque secondi per guardarmi allo specchio. Ho
bisogno di una manciata di secondi per riprendermi dalla notte precedente.
Mi
guardo allo specchio, sono un cesso, i miei occhi rossi e stanchi parlano per
me; chiedono riposo, vorrebbero tornare a letto, ma, ahimè, devo andare in
quella cazzo di scuola.
Se solo mio padre
sapesse che cosa mi sta succedendo.
Con
un dito controllo che l’acqua sia abbastanza calda per potermi lavare il viso.
Come sempre la caldaia non tarda mai ad accendersi; le volte che ho sperato che
si rompesse sono state così tante che ormai mi odierà anche lei.
Lavo
il viso, i denti, sistemo i capelli e mi vesto. Charlie non ha più proferito
parola, avrà sentito che mi sto preparando e sicuramente starà mettendo su il
caffè con le uova.
Torno
in camera mia, dove infilo le scarpe, prendo lo zaino e scendo in cucina a fare
colazione.
C’è
sempre uno strano silenzio tra me e mio padre. Io non so mai che dire, e lui
secondo me si imbarazza a farmi certe domande. Mia mamma invece non la vedo da
tempo, per mia scelta. Lei ha deciso di rifarsi una vita con un suo collega di
lavoro, mi ha praticamente scaricato da mio padre e io non vedo per quale
motivo dovrei darle una possibilità.
Al
mattino mi tengo leggera, inoltre non ho mai appetito perché il pensiero della
scuola mi fa chiudere lo stomaco e riesco solo ad avere disgusto del cibo.
Butto
gli avanzi della colazione nel cestino, bevo un altro po’ di caffè, saluto papà
e scappo a scuola.
Prenderei
l’autobus se i Volturi non mi avessero proibito di salirci, oppure andrei in
macchina, ma due giorni fa Aro – capo dei Volturi – mi ha sfasciato le gomme e
ha pure tentato di rompermi i vetri.
Ora
è dal meccanico, un amico di mio padre.
Infilo
le cuffie, immancabile l’ombrello, dalla mia musica seleziono “musica classica”
e a piedi mi incammino verso la scuola.
Mi
chiedo se riuscirò mai a uscire fuori da questo limbo, ma ancora una volta non
riesco a trovare risposta. Forse non ne uscirò mai, forse è questo il mio
destino; forse sono nata sbagliata e forse non sarei mai dovuta venire al
mondo. Ora mi chiedo perché i miei genitori abbiano deciso di avere un figlio. Non devi pensare questo Bella, così ti fai
solo del male non lo capisci? Vorrei fuggire, essere dimenticata da tutti.
Guardo la gente camminare e vedo volti felici, che non vedono l’ora di andare a
lavoro o dovunque debbano andare. Perché il mio volto non è felice? Perché io
vorrei solo morire?
A
volte però, mi sento inesistente.
Subisco
violenze da cinque anni e nessuno si è ancora accorto di niente. Papà crede che
ogni due per tre mi sbucci il ginocchio, quando sto male invento che ho avuto
l’influenza e ai miei amici racconto le stesse cose.
Vivo
di bugie, vivo di silenzi mentre il mio cuore lacrima.
D’improvviso
mi sento afferrare il polso della mano sinistra, non ho neppure il tempo di
capire chi sia – anche se lo immagino – e vengo trascinata a tutta velocità in
piccolo vicolo.
Inutile
dire quanto io mi senta spaventata.
“TI
AVEVO DETTO CHE NON SARESTI DOVUTA PASSARE PER QUESTA STRADA!” mi urla in
faccia rabbioso.
Balbetto
un “Scusa” ma non serve a niente, Aro mi da uno schiaffo talmente violento
sulla faccia che la sbatto sul muro e già sento una piccola ferita.
“Volevi
fare la furbetta eh?!” dice alitandomi in faccia.
Afferra
il mio mento con violenza e con la stessa voracità mi bacia, infilando la
lingua nella mia bocca.
Non
è la prima volta che mi da un bacio o che prova a spingersi oltre.
Una
volta, mesi fa mi ha costretto, nel bagno della scuola, durante un rientro, a
fargli quella cosa orribile e disgustosa che piace tanto farsi fare dalle
donne.
Non
voglio che capiti ancora. Non oggi. Non ora.
Cerco
di dimenarmi come posso, tuttavia le sue mani e il suo corpo sono più potenti
di me.
Dentro
di me sto chiedendo aiuto, sto pregando Dio affinché Aro la smetta.
“Di
la verità stronzetta, ti piace la mia lingua eh?!” Continua staccando le sue
labbra dalle mani con rudezza “Sai… stamattina mi sono svegliato giusto con una
certa voglia”.
Dio no, ti prego! Una lacrima scivola
sul mio viso, mentre Aro si slaccia la cintura dei pantaloni.
“Tu
non le farai proprio un bel niente!” esordisce una voce fuori campo, facendoci
sobbalzare.
Giro
rapidamente lo sguardo, ci sono due ragazzi con le mani incrociate e uno dei
due indossa una divisa da militare. I loro sguardi che farebbero paura anche a
un leone, ma non a me.
Li
guardo e penso che sono la mia salvezza, forse ho trovato una via d’uscita;
forse oggi è arrivato il momento del mio riscatto e della mia rinascita.
Dei
due mi colpisce maggiormente quello alto (sarà circa 1,87), con un fisico
slanciato e muscoloso ma non massiccio; il suo viso ha lineamenti dritti e
regolari, i suoi capelli sono spettinati e castani chiari tendenti al ramato; i
suoi occhi invece sono verdi, splendenti come il sole.
L’altro
ragazzo è meno muscoloso, più basso e ha i capelli pettinati in modo ordinato,
color castano scuro. Suppongo che abbiamo più di diciassette anni (come me).
Accade
tutto in un lampo, Aro si lancia addosso al ragazzo dai capelli ramati, ma
l’altro (credo sia un amico) lo ferma prima che possa toccarlo e lo butta per
terra.
C’è
una specie di rissa fra i tre, in seguito il ragazzo alto e slanciato si
avvicina chiedendomi se sto bene e se può fare qualcosa per me.
Faccio
fatica a guardarlo dritto negli occhi, è così bello da togliere il fiato.
“E
vedi di non farti mai più rivedere!” urla l’altro ragazzo contro Aro, che sta
correndo via come un pazzo.
Da
una parte mi sento sollevata, ma dall’altra ho paura perché non ho la minima
idea di cosa possano farmi questi due ragazzi.
“Ma
tu stai tremando! Sicura di star bene, vuoi che chiami qualcuno?” domanda
preoccupato.
Nello
stesso frangente si avvicina l’altro ragazzo (credo siano amici) e mi fa la
stessa domanda.
Io
non rispondo, mantengo lo sguardo basso e continuo a tremare.
“Credo
che abbia subito uno shock, forse è il caso di chiamare qualcuno… non lo so” risponde
l’altro ragazzo (quello con i capelli spettinati e tendenti al bronzo) preoccupato.
Qualcuno che si
preoccupa per me? Forse sto solamente sognando e tra due minuti sentirò mio
padre che bussa alla porta della mia stanza. Vorrei avere la forza per dirgli
qualcosa, ma sono talmente scossa che non ci riesco.
L’altro
si avvicina e cerca di prendere il mio cellulare, ma indietreggio spaventata.
“Non
voglio farti del male, tranquilla, volevo prendere il tuo telefono per chiamare
qualcuno e avvisarli che non ti senti molto bene”.
“No!”
dico secca.
“Jacob
è il caso che tu vada, ci vediamo in caserma” interviene l’altro ragazzo in
tono severo, ma al tempo stesso pacato.
“Come
vuoi Edward! A dopo”.
Mi
saluta accennando un piccolo sorriso, si aggiusta il cappotto e se ne va.
Edward ed io rimaniamo da soli, in silenzio, sotto la pioggia e infreddoliti.
Ripenso a quando prima l’ho visto per la prima volta (intendo il ragazzo con i
capelli spettinati) e il mio cuore inizia a battere sempre più velocemente. Una
sensazione che non avevo mai provato prima d’ora, neanche quando incrociavo per
i corridoi il ragazzo che ‘mi piace’.
“Devi
scusarlo, Jake a volte agisce senza rendersi conto dei bisogni altrui” dice
dolcemente.
“Non
fa niente, ormai ci sono abituata” rispondo con voce bassa, scrollando le
spalle.
Se
penso che Aro stava per mettermi le mani addosso… non ci credo che sia finita
bene.
“Grazie!”
balbetto intimorita da quel ricordo mentre una lacrima mi riga il volto.
“Se
lo becco in giro quel ragazzo fa una brutta fine, perché se c’è una cosa che
non sopporto è la violenza sulle donne”.
Le
più belle parole che io abbia mai sentito.
Mi
vibra improvvisamente il cellulare e nella mente visualizzo l’immagine di Aro
insieme al resto dei volturi che mi minacciano di morte. Accendo lo schermo
cliccando sul tasto centrale in basso, c’è un nuovo messaggio proprio da Aro.
Le
mani iniziano a tremarmi e il cellulare cade a terra.
“Ho
paura!” rivelo spaventata, a bassa voce.
Un’altra
lacrima scivola delicata sul mio viso, arriva al mento e cade a terra insieme
alla pioggia.
Alzo
lo sguardo (succede tutto istintivamente), i nostri sguardi si incrociano; si
uniscono insieme diventando una cosa sola. Non mi sento più piccola e indifesa,
ma protetta e al sicuro.
Uno
sguardo che sembra durare un’eternità.
I
suoi occhi mi trasmettono calma, serenità, protezione, sicurezza.
“Ci
sono io con te, non sei sola… non più!” dice dolcemente.
E
in quel preciso istante realizzo non solo, che la cotta per il ragazzo della
mia scuola è finita, ma anche, e soprattutto, che finalmente ho trovato il modo
di uscire da questo limbo.
Smette
di piovere, evapora l’odore di fognature e di bagnato, lasciando entrare
solamente aria fresca, genuina e pulita. Quell’aria che avevo sempre voluto
respirare. Quell’aria che, finalmente, posso respirare.
Non
ho la certezza di riuscire a dimenticare tutto il male e le angherie che negli
anni ho subito, ma posso provarci.
Edward
sarà il mio punto di partenza.
Devo dire che questa OS mi ha scosso un pò.
RispondiEliminaUn tema odierno e dolente che unito alla violenza è una bella botta.
Mentre leggevo m sono sorte delle domande: forse più che attacchi d'asma sono attacchi di panico, possibile che nessuno si è accorto dei lividi se le menavano... sicuramente tutte hanno una risposta.
Il finale pieno di speranza ma può fare di Edward, appena conosciuto, il suo punto di partenza per riniziare a vivere?
Comunque storia interessante, da rifletterci.
Grazie
JB
Devo essermi persa qualcosa perché non ho capito cosa c’entra il titolo. Però la storia è carina. L’argomento è molto attuale, è una delle paure che, penso, abbiano molti genitori ogni mattina portando i loro figli a scuola. Sarà preso di mira dai bulli? Credo che sia fondamentale insegnare ai propri figli che ogni sorta di abuso va segnalato e non si deve mai avere paura di raccontare quello che accade a scuola o fuori. E’ una delle lezioni che i miei genitori mi hanno insegnato e che spero, con tutto il cuore, di riuscire a trasmettere ai miei figli. Si potrebbe sperare che non accadano ‘ste stronzate, ma non ha senso neanche immaginarlo, dato che è una “piaga” che continuerà senza dubbio. E’ bella l’idea di un angelo che salva Bella dai bulli. Credo sia una storia molto carina e particolare a modo suo, mi è piaciuta.
RispondiEliminaComplimenti e grazie di aver partecipato.
Aly
Hai reso molto bene quella che potrebbe essere la vita di una ragazza vessata e maltrattata, spero che la tua sia particolare sensibilità e non esperienza diretta con la cosa.
RispondiEliminaNon nego che avrei preferito un approfondimento maggiore sul finale, ma anche così, con la possibilità di creare mentalmente tutte le variabili possibili non mi dispiace.
Un appunto però devo fartelo: le parentesi nel corso della narrazione disturbano tantissimo, tagliano di netto il ritmo della lettura risultando fastidiose. Puoi tranquillamente scrivere quello che serve anche senza.
A parte questo ti faccio i miei complimenti, la storia è bella e se sei colei che penso io mi tolgo virtualmente il cappello e i complimenti raddoppiano.
Patrizia
p.s. il titolo non l’ho capito ma non importa.
Oh! E questa è la tua storia migliore che ho letto! Brava! Hai la capacità di descrivere molto bene quello che c'è in testa ad una ragazza minorenne, raramente ho letto una descrizione di comportamento così veritiera: una ragazza giovane e vittima ha questo tipo di pensieri e anche quando pensa lo fa in modo semplice, sei una tra le poche che non ha fatto lo sforzo ridicolo di far passare per minorenne una trenta-quarantenne. Grazie! Guarda, mi è piaciuta molto tutta la storia, in tutto davvero, tranne che per quelle cazzo di parentesi! Toglile, metti le spiegazioni nel narrato sistemandole e andrà benissimo, vedrai.
RispondiEliminaSei decisamente più brava a scrivere di ragazzi che di adulti, io ti consiglierei di andare avanti così.
Brava.
-Sparv-
oh, e la storia del titolo però la devi spiegà pure a me! hahahahahhaahah!
EliminaSparv
Una storia davvero angosciante, con un finale pieno di speranza. Hai descritto in modo così preciso come si senta chi è vittima di bullismo, che devi avere approfondito l'argomento accuratamente, quindi ti faccio molti complimenti. Naturale anche l'improvviso attaccamento di Bella all'eroe che finalmente la "vede", si accorge di lei e la difende, al posto di un padre distratto che ha mancato al suo dovere di protezione. Brava.
RispondiEliminaHai descritto molto bene lo stato d'animo di chi è vittima di bullismo, peccato per il titolo incomprensibile. Brava comunque.
RispondiEliminaPer motivi personali, mi è molto difficile recensire questa storia. L'ho sentita molto vera, specialmente nella parte in cui si descrive la paura di Bella verso i bulli e il suo aggrapparsi anima e corpo anche a uno sconosciuto che mostra per una volta di capirla. Complimenti,
RispondiEliminaAleuname.
1 punto!!!
EliminaAleuname.
Un argomento attuale e scottante che turba un po' a dire la verità.
RispondiEliminaLo hai trattato però bene e con una certa delicatezza che mi ha permesso d continuare a leggere la storia.
A dire il vero ho fatto un po' di fatica a digerirla, ma solo per l'argomento non per il modo in cui hai raccontato gli avvenimenti.
Grazie
Mi accodo a ciò che dicono le altre. L'argomento trattato è attualissimo purtroppo, ed è una paura reale per ogni genitore. Sei stata brava nel trasmettere l'ansia di Bella, ma è un po' troppo frettoloso il suo fidarsi di Edward così facilmente dopo quello che ha subito. Anche io penso che quegli incisi tra parentesi stonino, rovinando lo scorrere della lettura.
RispondiEliminaPS: chi soffre di claustrofobia, difficilmente si chiuderebbe in uno stanzino a piangere :P
Argomento davvero attuale...sia il bullismo nelle scuole che la violenza sulle donne. L'idea è resa abbastanza bene e credo che ci stia anche, data la tenera età, il fidarsi di uno sconosciuto; ma l'asma/la claustrofobia/stanzino forse no. E il titolo??? illuminaci!
RispondiEliminaGrazie.
Georgia
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaIl tema è molto delicato, mi è piaciuta la storia, complimenti. Brava
RispondiEliminaArgomento molto delicato che purtroppo rappresenta una realtà nella nostra società che c'è e c'è sempre stata. Qualche piccola incongruenza è presente ma non intacca la storia e sulle parentesi immagino che ti abbiano gia detto di non usarle. Hai espresso benissimo i sentimenti e i pensieri di Bella, complimenti
RispondiEliminaIl tema è purtroppo attualissimo ed è trattato con una dovizia di particolari agghiacciante...ho notato che occupa un po' più della metà di tutto il racconto... E la rinascita e' solo appena accennata. Mette ansia ma...se ho capito chi sei...tu causi sempre un po' d'ansia. Tocchi le cose poi scappi come se ti spaventassi. Osa un po' di più!
RispondiEliminaGrazie per questa storia. Mi è piaciuta.
La storia mi ha angosciata molto. Il tema del bullismo è molto delicato e mi chiedo come ti sia venuto in mente. Allo stesso modo mi incuriosisce il titolo di questa storia. Comunque molto brava nel descrivere le vessazioni e lo stato psicologico delle ragazze che subiscono questo tipo di trauma. Di base non amo molto questo tipo di storie in cui soggetto subisce passivamente giorno dopo giorno senza possibilità di uscirne. Non amo storie che parlano di impotenza, anche se so perfettamente che esiste questo stato di cose. Non posso però non dirti brava per la capacità che hai avuto di farmi sentire la disperazione e la depressione di questa ragazza. CRISTINA
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