«Swan!
Che cazzo fai? Fermati! FERMATI!»
«Oddio!
Come si fa? Aiutami, Cullen!»
«Ma non
ce l’ha un’àncora, quell’affare?»
«Maccheneso!
Aiutamiii!»
Le
prime luci del mattino scacciano la notte quando questo coso maledetto sta per
prendere il volo. Il cestone struscia sull’erba trascinato dall’enorme pallone
sul punto di sollevarsi. Non ho la più pallida idea di
come fare per fermarmi e Cullen-Lo-Stronzo corre per raggiungermi seguito da
Omar, il proprietario di questa mongolfiera del cavolo. Ormai è a poche decine
di centimetri, mi sporgo più che posso per afferrare la sua mano tesa ma
l’enorme cesto fa un sobbalzo e inizia a prendere il volo.
«Merda!
Culleeeeen!!» urlo in preda al panico.
«Merda!»
ripete lui un attimo prima di spiccare un balzo verso di me. Purtroppo manca il
cestone di pochi centimetri e cade a terra imprecando.
«Cullen!»
Urlo stizzita e arrabbiata. Scoppio a piangere disperata mentre la mongolfiera
mi trascina su.
«Swan!
Swan!» Sbraita Cullen con il panico nella voce. Mi sporgo e lo trovo aggrappato
alla corda di ancoraggio, quella che, non si sa come, si è sciolta dal suo
ormeggio permettendo a questo maledetto aggeggio di portarmi via.
«Swan!
Tirami su!»
«No!
Fammi scendere! Fammi scendere!»
«Tirami
su! Come cazzo faccio a farti scendere?»
«Questo
è il peggior salvataggio della storia, te ne rendi conto Cullen?»
«Swan!
Non rompere il cazzo e tirami su!» urla rosso in viso, mentre siamo ormai a una
decina di metri da terra.
Mi
sporgo ancora, Cullen-Forse-Non-Così-Stronzo si sta lentamente arrampicando
sulla corda. Io afferro l’altro capo, quello all’interno, e con tutto il mio
peso cerco di trascinarlo dentro. Per me però è troppo pesante e non riesco a
tirarlo su che di pochi centimetri. Mi sporgo ancora, per fortuna ormai è quasi
arrivato. «Forza! Dai Cullen, ci sei
quasi!» lo incito, visto che è l’unico modo in cui io possa aiutarlo. Ringraziando
il cielo è un tipo atletico e allenato: non ci mette molto a risalire la corda
e finalmente la sua mano si aggrappa al bordo del cesto. Lo afferro per un
braccio, poi al torace, ben consapevole di non essergli di nessun aiuto ma
anche di aver bisogno di fare qualcosa. Si issa e con i piedi si puntella sul
bordo inferiore del cesto per spingersi su. Lo tengo stretto e mi butto di peso
all’indietro cercando di tirarlo dentro. Un’ultima spinta e roviniamo a terra,
sul pavimento in vimini.
Evidentemente
sotto shock, trovo conforto abbracciandolo e perdendomi nella fresca fragranza del
suo profumo, un lieve sentore di agrumi e sandalo. Senza rendermene conto inizio
a singhiozzare mentre Cullen, ancora col respiro affannato, si mette seduto,
appoggia la schiena al bordo del cesto e mi tira a sé. Mi lascio andare al suo
abbraccio e gli appoggio il viso al petto. Il suo profumo ora è più intenso e
sento chiaramente il suo cuore battere all’impazzata.
Appoggia
la guancia alla mia testa e, con un tono che non gli ho mai sentito usare e che
potrebbe essere addirittura dolcezza, sussurra «Ssshh! Dai, è tutto finito,»
Mi
sfugge una risatina nervosa e tiro su con il naso, «Che stai dicendo, Cullen? È
appena iniziata! Ora come ne usciamo?»
«Oh, Swan!
Che ne so, è la prima idiozia che mi è venuta in mente, lo sai che non sono
bravo con le persone,» fa una pausa e un sospiro, «però vedrai che usciremo
sani e salvi da questo casino.»
Ce ne
rimaniamo seduti a terra qualche minuto, io appoggiata a lui e il suo braccio ancora
attorno alla mia vita, finché i nostri respiri ritornano regolari, poi mi fa
segno di alzarci e inizia ad armeggiare con il bruciatore. «Non capisco un tubo
di tutti questi strumenti ma, in teoria, se diminuiamo la fiamma dovremmo
atterrare,» mormora tra sé.
«“In
teoria”? “Dovremmo”? Cullen, stai scherzando?»
«Senti,
Swan, non ho il brevetto di volo e di questi aggeggi non capisco un cazzo! Hai
un’idea migliore?»
Scuoto
la testa.
«Bene,»
sbuffa. «Senti, guarda là,», dice indicando terra, «in quella macchina che ci
sta seguendo ci sarà sicuramente anche Omar, troveranno il modo di mettersi in
contatto con noi e ci spiegheranno cosa fare, ok? Però ora non possiamo
continuare a salire quindi devo trovare il modo di stabilizzarci e, magari, di
scendere. E poi non abbiamo chissà che autonomia, questi cosi volano per un’ora
e mezza, forse due, quindi dobbiamo scendere prima che finisca il combustibile.»
«Così
poco? Tu come lo sai?»
Lui mi
dà le spalle mentre studia l’attrezzatura di bordo, «perché mentre tu giocavi
alla piccola pilotessa di mongolfiere,
io ascoltavo Omar che orgasmava mentre mi raccontava di quanto sia bella e
fatta bene la sua bambina, qui.»
Riesce
a strapparmi un sorriso. Sono spaventata da tutta questa situazione ma allo
stesso tempo rassicurata dal fatto che lui sia qui. Lo guardo mentre gira
attorno al bruciatore per cercare una soluzione, poi inizia a inveire contro
una valvola e una maniglia cercando di allentarle. È assorto, concentrato, lo
sguardo severo e pensieroso. È piuttosto raro per noi parlare senza urlarci
reciprocamente contro e senza offenderci, abbiamo due caratteri opposti: io
sono gentile con tutti, solare, mi piace scherzare e stare in compagnia,
fondamentalmente sono dolce e altruista. Mentre Cullen sembra sempre arrabbiato
col mondo, è scorbutico, risponde male a tutti, spesso fa battute sessiste e quando
scherza coi colleghi lo fa prendendo in giro qualcuno, generalmente per un
difetto fisico o una debolezza e riesce sempre a tirare fuori la parte peggiore
di me. Inoltre è caparbio, testardo e senza mezze misure. Sul lavoro è un
mastino, uno schiacciasassi che passa sopra a tutto e tutti solo per il suo
tornaconto personale, quello che gli interessa è il suo articolo e nient’altro.
In
parole povere: uno stronzo. L’ho già detto?
Quando
il direttore della rivista ci ha comunicato che avremmo fatto insieme questi
viaggi per il nuovo allegato del giornale, una serie di guide turistiche delle
principali città europee, prima è impallidito e poi si è rifiutato
categoricamente. «Io lavoro da solo!» ha sbraitato alzandosi dalla sedia «Non
ho nessuna intenzione di fare da baby-sitter a Swan!»
«Ehi!»
Ho ribattuto, seccata, «Non ho bisogno di un baby-sitter. Semmai, sono io che
non ho nessuna intenzione di lavorare con un idiota come te!»
«Vede,
capo? Non possiamo lavorare insieme, non siamo compatibili,» ha ringhiato
Cullen.
«Stronzate!»
ha risposto Carlisle, «Siete perfetti insieme. Polvere esplosiva! Quello che
piacerà a uno sarà ridicolizzato dall’altro e viceversa, sarà fantastico! Oh, e
naturalmente voglio un servizio completo, solo dei piccoli accenni a quei
luoghi turistici che si trovano in ogni guida. Voglio posti nuovi, idee nuove:
per single a caccia di avventure, per coppie in cerca di romanticismo e per
famiglie che vogliono divertirsi. Dovete scoprire i segreti di ogni città,
parlare con la gente, vedere luoghi e scrivere le guide! Sarà fantastico!»
Lui non
stava più nella pelle e noi eravamo neri. Purtroppo non abbiamo potuto
rifiutare: siamo entrambi freelance e il compenso per questi viaggi è ottimo. E
così dopo due settimane siamo partiti per Venezia dove abbiamo rischiato di ucciderci
reciprocamente decine di volte. Però il capo ci aveva visto giusto: per
principio, se uno dei due trova interessante qualcosa, l’altro scova qualsiasi
motivazione per deriderlo. Alla fine abbiamo scritto il fascicolo a quattro
mani e devo ammettere che ne è uscita una guida splendida, unica e divertente. Siamo
giovani e amiamo viaggiare, entrambi scriviamo molto bene, i nostri stili sono frizzanti,
complementari l’uno all’altro e abbiamo saputo mescolarli per rendere il lavoro
davvero originale. L’unico lato negativo è che dobbiamo stare assieme e non ci
sopportiamo. Non c’è un motivo particolare, è solo un’antipatia a pelle,
accresciuta dal fatto che lui è un emerito stronzo. L’ho già detto?
Ah. Ho
dimenticato di dire che è bellissimo. Alto almeno un metro e novanta, capelli castani
chiari tendenti al bronzo, scompigliati come se si fosse appena alzato dal
letto dopo un’intensa notte di sesso, occhi di una strana sfumatura di verde,
che virano al grigio quando è preoccupato o arrabbiato e che tendono
all’azzurro/verde quando è di buon umore. Ha il viso di una bellezza spaventosa
e quasi irreale: il naso dritto, importante, le labbra rosse, non troppo
corpose ma invitanti e la mandibola ben segnata su cui ti viene voglia di
passare la lingua in languide carezze. Sulla sua vita privata non si sa nulla:
molte ragazze del giornale gli muoiono dietro, ma sembra che non si sia mai
intrattenuto con nessuna di loro e non si sa se abbia una compagna o una
moglie.
«Guarda,
Swan,» La voce di Cullen mi strappa ai miei pensieri sul come sia iniziata
questa pazzia. Lo guardo incuriosita per via del tono stranamente dolce che ha
usato e con un cenno del capo mi indica di guardare alla mia sinistra: sta
sorgendo il sole.
«L’alba
è meravigliosa! Da quassù è uno spettacolo! Il silenzio, la pace… non trovi?» mormora
guardandomi. Il suo sguardo è strano, così intenso, così profondo. Sembra che
mi stia leggendo dentro e improvvisamente mi sento a disagio. Faccio un passo
verso di lui e mi rendo conto del perché mi sento a disagio: desiderio. Ho il desiderio assurdo e
irresistibile di assaggiare le sue labbra e di sentire che sapore abbia la sua
bocca. Desidero passare le dita tra i suoi capelli per sentire se sono così
morbidi come sembra. La leggera brezza mi porta ancora il suo profumo, delicato
e piacevole, e sulle dita la sensazione del suo petto scolpito.
Devo
essere impazzita. Non c’è altra spiegazione. Evidentemente è un effetto
collaterale dell’adrenalina o dello shock. O dell’altezza, ovvio. Certo! È
sicuramente colpa dell’altezza, probabilmente sono allergica. Si può essere
allergici all’altezza, no? Certo che sì e il mio cervello sta andando in
overdose e vorrebbe-
«Swan!
Mongolfiera chiama Swan! Mongolfiera chiama Swan! Rispondi Swan!».
Ecco,
appunto. Il mio cervello vorrebbe ucciderlo.
«Tutto
bene?» Però ora il suo sguardo è così… così… Niente, è solo preoccupato. Anche
se per un attimo ho scambiato la preoccupazione per tenerezza o dolcezza. È lui
ora ad avvicinarsi a me, mi mette dietro l’orecchio una ciocca di capelli che
era sfuggita sul viso e, nel farlo, le sue dita sfiorano la mia guancia.
Trattengo il respiro ma il mio cuore galoppa veloce mentre i suoi occhi
guardano nei miei. Che cavolo mi prende? È solo Cullen-Lo-Stronzo quello che ho
di fronte.
«Sono
anni che non vedo l’alba, non mi ricordavo fosse così bella,» mormora con un
filo di voce e lo sguardo fisso nel mio, poi si volta a osservare il sole sorgere.
Fa un passo indietro e piega il busto in avanti appoggiando i gomiti sul bordo
del cesto e incrociando le caviglie.
«Swan!
Non mi piace essere fissato!»
Sussulto
e distolgo lo sguardo da lui, dai suoi capelli mossi dal vento fresco e dal suo
viso, ora colorato di arancione dal sole che nasce.
«Guardala
anche tu, la prossima volta che ti capiterà di vedere l’alba non avrai l’onore
di essere accanto a me!»
Il suo
tono è scherzoso, si volta verso di me e mi fa l’occhiolino, poi si gira nuovamente
verso l’orizzonte lasciandomi incapace di ribattere adeguatamente. La mia
mente, infatti, sta vagliando varie situazioni in cui potremmo vedere l’alba
assieme e tutte comportano l’essere nudi, molto vicini e sudati. Avvampo e
ritorno a guardare il sole sorgere, ma subito rabbrividisco per un’improvvisa
corrente d’aria fredda. Lui se ne accorge e si sposta dietro di me, appoggia il
torace alla mia schiena e mi abbraccia quindi copre le mie braccia con le sue.
Avvampo
ancora, sento il viso in fiamme e uno strano formicolio tra le cosce. «Non-»
«Ssshh!
Non rovinare questo momento con qualche cazzata, Swan. È l’alba, merita
silenzio.»
Chiudo
la bocca completamente inebetita dal momento: il suo profumo addosso, il mento
appoggiato alla mia testa, il suo corpo caldo così vicino, anzi, attaccato al
mio. Ho smesso di respirare, il mio cuore invece batte velocissimo come se
stessi ballando la tarantella da un’ora.
L’alba
è meravigliosa. Sono almeno dieci anni che non la vedo e assistere alla nascita
del sole nel silenzio più assoluto e da una posizione così privilegiata è
qualcosa di davvero unico e speciale. Resa ancora più speciale dal gemello
gentile di Cullen-Lo-Stronzo.
Intanto,
quello che era solo un puntino di fuoco ha raggiunto le sue dimensioni normali ed
è quasi impossibile continuare a guardarlo per quanto splende, ma non riesco a
spostarmi, non riesco a rinunciare a questa pace e all’abbraccio di Cullen.
Oddio,
no! Ditemi che non l’ho pensato davvero!
Come
avesse percepito i miei pensieri, lentamente si allontana, fa un passo indietro
e io mi volto a guardarlo. Vorrei ringraziarlo per aver avuto la gentilezza di
scaldarmi ma il suo sguardo mi blocca. È fisso nel mio e non riesco a
decifrarlo, a capire se sia arrabbiato, triste o affettuoso. Cullen è un rebus.
«Cazzo,
Swan!» Per un attimo i suoi occhi sono attraversati da un lampo di dolore. Non
faccio in tempo a chiedermi cosa voglia dire che fa un passo verso di me
azzerando completamente la distanza tra noi. Infila la mano destra tra i miei
capelli nell’istante esatto in cui le sue labbra sono sulle mie. Le accarezza
piano con le sue e un attimo dopo la sua lingua invade la mia bocca in un bacio
eccitante, sconvolgente, uno scontro di labbra, denti e lingue che danzano
frenetiche insieme. Porta la mano libera sulla mia schiena stringendomi forte, come
se avesse paura che gli sfugga tra le dita. Appoggio una mano sul suo fianco e
l’altra sul petto, la faccio scivolare indietro fino alla scapola e lo stringo
a mia volta.
«Swan,
dimmi di smettere,» ansima continuando ad accarezzarmi le labbra con la lingua.
«No,
Cullen, non smettere!» mi assale la paura che stia davvero per tirarsi indietro
e sposto la mano dal suo fianco al viso, accarezzandolo. «Non smettere, ti
prego!»
Per
tutta risposta mi stringe ancora più forte e il bacio diventa più intenso,
profondo. Spinge i fianchi contro miei e sfrega la sua erezione sul mio inguine.
Non bastano i nostri jeans a fermare l’eccitazione, è davvero come se stessimo
facendo sesso: i nostri gemiti e i sospiri si mescolano alla brezza, l’eccitazione
è alle stelle e mi sento sull’orlo di un orgasmo pazzesco.
«Dio, Swan
non possiamo…»
«Non
fermarti, Cullen. Non fermarti.»
Continua
quel folle movimento col bacino sul mio inguine, all’improvviso un tremito e
affondo il viso nell’incavo tra il suo collo e la spalla, mordendomi il labbro
e cercando di soffocare i gemiti del mio orgasmo.
«Cazzo!»
un’ultima spinta e anche lui appoggia il viso sul mio collo cercando di
trattenere un gemito, ci stringiamo forte e lo sento tremare. «Che ti è saltato
in mente, Swan?» ansima mentre, ancora col fiato corto, mi accarezza il collo
con le labbra scatenando la pelle d’oca.
«Io?»
rispondo incredula, «hai fatto tutto t-»
«Ma sta
zitta!» esclama serio un attimo prima di baciarmi ancora, mentre ci cedono le
gambe e ci ritroviamo a continuare il nostro bacio avvinghiati sul fondo del
cesto.
All’improvviso
il ritornello di “We Are The Champions” dei Queen rompe il silenzio e invade lo
spazio tra noi separandoci. Ci guardiamo, dapprima sorpresi, poi la
consapevolezza si dipinge nello stesso istante sui nostri volti.
«Cullen!
Avevi il cellulare e non l’hai usato? Sei impazzito?» gli urlo mentre scatta in
piedi e afferra lo smartphone dalla tasca posteriore dei pantaloni.
«Omar!
Come cazzo si tira giù quest’affare?» urla al microfono non appena premuto il
tasto verde per rispondere. «Non sapevo di averlo! Ti avrei chiamato subito
altrimenti, no? Dovevo lasciarlo in albergo, probabilmente me lo sono infilato
in tasca sovrappensiero.» Si sposta davanti al bruciatore e annuisce mentre, col
telefono incastrato tra il viso e la spalla, cerca di girare una leva con
entrambe le mani e per un istante chiude un occhio nello sforzo. «Sì, Swan sta
bene,» mi lancia un’occhiata alzando un sopracciglio con fare interrogativo, io
annuisco e lui riprende a parlare, «un po’ spaventata, ma sta bene. Sì,
l’indicatore segna che la pressione sta scendendo.»
Lo
osservo mentre continua ad eseguire le istruzioni che riceve al telefono. Ho
ancora il cuore in tumulto e rimango seduta perché non sono del tutto sicura
che le gambe possano sorreggermi. Quello che ho vissuto con Cullen è stato
indescrivibile: non solo i suoi baci, ma la reazione del mio corpo al suo, alla
sua vicinanza, al tocco delle sue mani. Non ho mai provato nulla di simile e ne
sono sconvolta.
«Swan!
Mongolfiera chiama Swan! Mongolfiera chiama Swan! Rispondi Swan!».
La sua
voce mi riporta alla realtà, alzo lo sguardo e vengo attratta come una falena
dagli occhi magnetici di Cullen. Tutto sparisce e rimaniamo a guardarci in
silenzio per alcuni secondi, finché si schiarisce la voce e rompe il contatto
visivo fissando un punto alle mie spalle per un attimo.
«Stai
bene?»
Annuisco.
«Stiamo
scendendo. Qui sotto ci sono prati e campi, non avremo difficoltà ad
atterrare.»
Annuisco
ancora. Cullen si avvicina e appoggia un ginocchio a terra per mettersi alla
mia altezza. Quando parla, il suo tono è una miscela di premura e conforto con
un cucchiaino di dolcezza, che unito al suo sguardo intenso mi annoda lo
stomaco. «È tutto finito, stai tranquilla.» sembra sia combattuto tra il dire
altro e il tacere, tra il restare vicino a me e l’alzarsi. Mi accarezza
lentamente la guancia con tocco leggero e apre la bocca per dire altro, quando
Freddy Mercury ci interrompe ancora.
Sbuffa,
si alza, prende il cellulare e risponde. «Omar, dimmi,» mentre ascolta si
sporge dal bordo del cesto, incastra il telefono tra spalla e guancia e infine
si mette a trafficare con l’attrezzatura del bruciatore. «Swan, stiamo per
atterrare. Tieniti a qualcosa, non credo che riuscirò a farlo bene,»
Lo
guardo: è bellissimo ai limiti della legalità. Ma è anche teso, concentrato,
serio e attento mentre mette in pratica le indicazioni di Omar per riportarci a
terra.
«Swan, preparati,
siamo vicini a terra.»
Non mi
guarda neppure tanto è concentrato. Mi alzo in piedi, mi metto di fronte a lui
e lo abbraccio allacciandogli le braccia attorno ai fianchi e appoggiando il viso
al suo petto.
«Andrà
tutto bene,» sussurra accarezzandomi la testa e appoggiando le labbra sui miei
capelli per un piccolo bacio, «ora mettiti lì,» dice, probabilmente indicando
un punto all’interno della grande cesta.
«Voglio
stare qui,» sussurro, riempiendomi il naso del suo profumo e le orecchie del
battito veloce del suo cuore.
«Non è
sicuro, potresti farti male,»
«Voglio
stare qui,» ripeto stringendolo ancora di più.
«Ok.
Ora però tieniti forte.»
Lo
stringo più che posso e lui mi cinge con un braccio. Percepisco la nostra
velocità da come l’aria mi scorre attorno.
«Piano!
Piano!» sento urlare vicino a noi, probabilmente da Omar. All’improvviso uno
scossone e poi un altro. Senza parlare Cullen mi trascina a terra e si mette sopra
di me con fare protettivo mentre gli scossoni provocati dal terreno continuano
a farci sobbalzare. Veniamo trascinati dal pallone per qualche metro e poi,
finalmente, il cesto si ferma. Cullen si solleva leggermente e mi guarda, «Stai
bene?»
Annuisco
incapace di parlare, poi le voci concitate attorno a noi ci fanno alzare. Omar
si assicura che entrambi stiamo bene e mentre ci aiuta ad uscire dalla cesta si
scusa mille volte, ripetendo che non capisce proprio cosa possa essere
successo.
Cullen
si avvicina, lo sguardo preoccupato, «Sei pallida, sicura di stare bene?»
«Sì, ho
solo bisogno di stare un po’ coi piedi per terra,»
«A chi
lo dici. Senti Swan, per prima-»
Come
nei migliori film è interrotto dalla suoneria del suo cellulare. Impreca e
guarda lo schermo, forse per decidere se rispondere o meno.
“Non
rispondere!” lo imploro col pensiero, ma lui abbassa la testa e accetta la
chiamata, allontanandosi di qualche passo e dandomi le spalle mentre parla con
il suo interlocutore.
Chissà
cosa voleva dire? Parlare di quello che è successo? Forse dire “Scusami” oppure
“facciamo come se non fosse mai successo,” o magari “è stato stupendo”.
Non
riesco a capire come mi sento: ho sempre detestato Cullen-lo-Stronzo con tutte
le mie forze. Ma lassù è stato diverso dal solito, sconvolgentemente gentile
(rispetto al solito, ovviamente), a volte dolce, perfino premuroso. Quando eravamo
vicini il mio cuore batteva a mille e quando mi ha baciata… e quando mi ha
baciata mi ha fatto provare l’esperienza più sconvolgente della mia vita. Nessuno
mi ha mai eccitata così, con un semplice bacio (per quanto passionale) e uno
sfregamento di fianchi. Non sono più una ragazzina ma sono venuta come
un’adolescente arrapata.
Non
riesco a fare a meno di origliare alla sua lunga telefonata. Parla a voce bassa
e ha un tono così dolce. Anche la postura del suo corpo è diversa dal solito,
non più così rigida come chi vuole tenere il mondo alla larga: sta giocando con
un sassolino, con la punta di una scarpa lo gira e lo rigira, lo seppellisce
sotto a un po’ di terra e poi lo ritira fuori. Il suo sorriso è così sincero e
genuino da sembrare alieno sul suo volto, in cui ho sempre visto solo un
sorriso freddo e a volte meschino. Chi
sei davvero, Cullen?
«Sì,
amore. Ho fatto il viaggio in mongolfiera.»
Quelle
parole, anzi, quella parola, mi mozza
il respiro. Oddio, è sposato. Mi ha baciata ed è sposato. Lui ha tentato di
smettere e io l’ho pregato di continuare! Sono una persona spregevole! E anche
lui, visto che mi ha baciata per primo! Stronzo!
Mi
appoggio con la schiena al tronco di un albero e mi lascio scivolare fino a
sedermi a terra, dove mi copro la faccia con le mani continuando ad ascoltare.
«Sì, è
stato bellissimo. Siamo andati molto in alto. La prossima volta lo facciamo
insieme, va bene amore? Pensa che la mia collega era a bordo da sola quando la
mongolfiera ha iniziato ad alzarsi,» risatina, «Sì, anche lei era molto
spaventata. Per fortuna sono riuscito a salire a bordo prima che decollasse.
Cosa?» rimane in attesa ad ascoltare, l’espressione curiosa.
Sono
stupita che racconti alla moglie di me, ma pensandoci è ovvio che lei sappia
che non è solo in questi viaggi. E mica le sta raccontando che mi ha baciata.
«No, se
la sarebbe cavata anche da sola, è una in gamba.»
Cooosa? Volto la testa di scatto verso
Cullen. Sono sorpresa, anzi, shoccata. Cullen non ha mai, e sottolineo mai,
detto una parola gentile su qualcuno. Mai.
Mi sta
fissando, lo sguardo divertito e scoppia in una risata improvvisa, «Cosa? No,
amore, non assomiglia per niente ad Elsa. Direi piuttosto ad Anna, è un po’
pasticciona.»
Lo
guardo ancora, sconvolta.
«No,
non l’ho… va bene, va bene, hai ragione, l’ho salvata come Kristoff ha salvato
la principessa Anna, ok?»
Mentre
cerco di ricordare se e quando lui abbia battuto la testa, che giustificherebbe
questi suoi discorsi sconclusionati, lo osservo nel suo misero tentativo
fallito di rimanere serio, visto che sta sghignazzando senza ritegno.
«Cosa?
Vuoi conoscere la mia principessa
Anna?»
Mi
fissa, ora è serio. Deglutisce e sembra prender fiato. «Sì, amore. Papà lo
chiede a S- cioè ad Anna, e quando torniamo a casa te la presento, va bene?»
Allontana lo smartphone dall’orecchio e sento un lungo urlo di gioia arrivare
fino a me. Quando finalmente l’urlo cessa, Cullen si riappoggia il cellulare
all’orecchio, «Piccola, non è ora che vai a scuola? No, non ti passo Anna,
altrimenti farai davvero tardi a scuola, glielo chiederai quando la vedrai. Sì,
anche papà ti vuole bene. Ciao amore.»
Rimango
basita. Cullen-lo-Stronzo è padre? Di
una bimba adorabile, per giunta! E con lei si comporta in maniera meravigliosa!
«Swan!
Chiudi la bocca o ci entrano le mosche!» dice sorridendo mentre torna ciondolando
verso di me.
«Cullen!
Tu hai… e sei…? Cioè, ma prima…»
Scoppia
in una bellissima risata, «Non ti ho mai vista senza parole. Devo averti
veramente sconvolta!»
Annuisco
incapace di mettere in fila due lettere.
«Allora,
vediamo se ho capito giusto: sì, ho una figlia. No, non sono sposato, la madre
di Alice è morta quando lei era molto piccola e siamo rimasti solo noi due. E
prima…» tentenna e guarda altrove, seguendo per qualche secondo i lavori di
manutenzione alla mongolfiera, poi finalmente si volta nuovamente verso di me e
sospira. «Prima è stato stupendo, non ho mai provato nulla di simile. Non so
cosa mi abbia spinto a baciarti, ma so che non avrei più smesso.»
«Ma tu
mi odi! Odi il mondo intero!»
Fa un
sorriso triste, «No, non odio nessuno, tantomeno te. Solo che quando sono
rimasto solo ho creato un muro attorno a me e non ho mai potuto permettermi di
far entrare nessuno. Il lavoro mi ha sempre portato via un sacco di tempo e quel
poco che mi restava lo dedicavo solo a mia figlia. Ma ora…» sul suo volto serio
compare un sorriso sghembo e divertito, «Ora mia figlia vorrebbe incontrare la mia principessa Anna, quella così
coraggiosa da voler affrontare un viaggio in mongolfiera completamente da sola.
E così mi chiedevo se ti andrebbe di venire a conoscerla, quando torniamo da
questo viaggio.»
Lo
ammetto: non saprei rifiutare nulla a quel sorriso, assolutamente nulla, così
annuisco timidamente.
«Perfetto,»
sussurra facendo un passo verso di me e appoggiando nuovamente le labbra sulle
mie in un tenero bacio.

Wow wow wow
RispondiEliminache meraviglia, mi piace, amo da impazzire quando loro due si chiamano per cognome.
Chi non tornerebbe arrapata come un'adolescente con uno così... Cullen-Lo-Stronzo che poi tanto stronzo non è.
A dir la verità, nella prima scena sembrava più stronza lei che lui, ahahahahah
L'entrata in scena della figlia mi è piaciuta tantissimo.
Insomma mi è piaciuta tutta ^_^
Grazie
JB
E' la prima storia che leggo e devo dire che mi sono divertita un sacco con i dialoghi e immaginando la situazione che hai creato...
RispondiEliminadavvero ben scritta e originale!
Brava!!!
Vorrei limitarmi a una parola. Complimenti.
RispondiEliminaMa sono stata fin troppo prolissa nelle altre recensioni che non mi pare giusto togliere ciò che merita davvero questa storia.
Complimenti.
E’ divertente, frizzante, scherzosa, davvero bella e scorre via che è un piacere. La lettura è fluida e ilare, così tanto che non ti levi il sorriso dalla faccia fino alla fine. Non c’è altro da dire che Complimenti. Sono due personaggi molto divertenti, con la sorpresa finale poi mi hai ammazzata definitivamente e irrimediabilmente comprata ahahahaha
Non voglio trovare qualcosa di negativo per forza nella storia, ma devo essere sincera… c’è una nota negativa: doveva essere più lunga! Avrei voluto leggere di più e di più e di più. Porca paletta!
A parte questo niente altro. La storia è meravigliosa.
Complimenti (l’ho già detto? Ahahaha) e grazie per aver partecipato.
Aly
Il mio voto è 4
EliminaE menomale che almeno qualcuno ci regala una gioia!
RispondiEliminaIncredibile nessun morto, un lieto fine coi fiocchi e un futuro brillante tutto da immaginare.
A parte gli scherzi, questa storia è bellissima, senza nulla togliere alle altre che sono belle anche loro.
Mi è piaciuta tantissimo, tutta la dinamica, i pensieri di Bella, l’atteggiamento di Edward e la metamorfosi del grande stronzo? Dove la vogliamo mettere? Da stronzo a coccolo nel tempo di una telefonata… dolcissimo con la bimba, sexissimo sulla mongolfiera, irresistibile alla fine del viaggio.
Complimenti, davvero bella.
Patrizia
hahahahah
Eliminala storia è troppo bella.... hai avuto un'idea pazzesca!!!! altro che io... zero idee in testa. mi ha fatto molto piacere leggere la tua storia, come le altre, perché ho potuto capire che cosa volevano dire per contest aria... proprio non avevo ispirazione. Bravissima! vorrei avere anche io un Cullen tutto mio hihihihihihiihihihi chissà che magari.... bravissima ^^
RispondiEliminaMooolto carina!!! Mi è piaciuta storia, idea e svolgimento, è un racconto godibile e accattivante. Brava! Ho fatto un po' fatica a "credere" ai pensieri di Swan, che si descrive come solare gioiosa ecc, mentre descrive Cullen come uno stronzo perpetuo ma non ne abbiamo sentore, sembra il contrario invece, è lei che sembra una perenne arrabbiata, ma i tuoi Edward e Bella mi piacciono comunque perchè il risultato è delizioso. La parte che mi è piaciuta di più è stata la telefonata con i personaggi Disney, questa è una cosa che hai gestito perfettamente e devo dire che mi ha emozionata! :D
RispondiEliminaBrava!
-Sparv-
Sorry, mi è rimasto solo questo
RispondiElimina1 PUNTO
Molto divertente, carina, gioiosa. Mi è piaciuto leggerti, grazie. Il mio voto è 1.
RispondiEliminaSimpatica, originale, fresca e frizzante. Bello il momento romantico che sospende le fasi concitate del salvataggio, e molto azzeccata la telefonata - equivoco con la figlia. Brava!
RispondiEliminaMi piace molto questo genere di commedia, e soprattutto mi piace come l'hai narrata. Il punto di vista di Bella è accurato e ben descritto, tanto da trovare sincero il suo iniziale non comprendere il carattere di Edward, cosa che non sempre accade. Brava,
RispondiEliminaAleuname.
Molto molto molto carina. Frizzante e scorrevole, mi ha travolta fin dalla prima riga. La trasformazione di Edward da Stronzo a Winnie the Pooh è meravigliosa, così come il guardare il sorgere del sole abbracciati nel silenzio è romanticissimo e la telefonata con sua figlia infarcita di riferimenti disneyani è deliziosa.
RispondiEliminaSolo una cosa ti contesto: le labbra "non troppo corpose" di Cullen... naaaaaaaaaa...
Bravissima e grazie.
Il mio voto è 5
RispondiEliminaIl mio voto è 3
RispondiEliminaIl mio voto è 1. Complimenti e grazie per questa bella storia!
RispondiEliminaDavvero difficile votare stavolta...
RispondiEliminanon voglio pensarci oltre sennò non ne vengo fuori!
A te i miei 5 punti
Bella storia, è divertente, romantica e tenera, complimenti davvero. BRAVA
RispondiEliminaVoto 3
Eliminacomplimenti! divertente romantica dolce...e chi più ne ha più ne metta!
RispondiEliminaMi sono piaciuti molto i tuoi Edward e Bella e grazie per non aver ucciso nessuno dei due! ahahahah
Georgia
mi è rimasto solo questo... voto 1
RispondiEliminaGeorgia
Una bella storia dall'inizio alla fine, non trovo niente che non mi piaccia, anzi sì una cosa c'è: Perchè quando ho fatto il giro io in mongolfiera non è venuto Edward a governarla ma un brutto omarino? Mi piace come si rapportano fra loro e l'idea di Edward papà è geniale. Trovo anche azzeccato l'unione con la fiaba, complimenti.
RispondiEliminaIl mio voto: 2
Aaaaaaahhhhhhh!!!
RispondiEliminaE' romanticissima!!!!!!! Lui che vola e comanda!!! E COME vola e comanda....lui che bacia!!! E COME bacia!!!! E alla fine lui che ama!! E COME ama!!!!
Che omooooooo!!! E lo passi per un paio di giorni?
Poi te lo rendo!!!
Peccato solo per il finale un po' affrettato, secondo me... Ma nell'insieme bravissima!!
E grazie al cielo! Finalmente una storia divertente, brillante, con dialoghi molto accattivanti e personaggi entrambi amabili. Mi è piaciuta per il ritmo per i battibecchi per il finale tenero. Brava. CRISTINA VOTO 3
RispondiEliminaBellissima! Mi è dispiaciuto tantissimo quando è finita, perché quei due insieme sono incredibili! Complimenti!
RispondiElimina