Sangue.
Sangue sulla
mia lama, sui miei abiti, sul corpo degli uomini che ho brutalmente ucciso.
Sangue sulle
mie mani, che porto al volto, sgomento per quanto appena accaduto. Mai avrei
creduto che sarei stato capace di commettere tutto questo.
Sono un
assassino! Non mi sento minimamente un cavaliere.
Il nobile Carlisle,
mio maestro d’armi, mi aveva avvertito che la prima volta che la mia spada avesse
infilzato una qualunque parte vitale di un uomo, l’avrei sentita affondare,
lentamente ma decisa, nel punto da me scelto per colpire. Sarebbe stata l’estensione
del mio braccio, mi avrebbe eretto a giustiziere, facendo di me colui che
avrebbe colpito solo per la volontà di porre fine alla vita di un uomo che non
la meritava più.
Mi aveva
anche detto che avrei provato una forte sensazione di stordimento, in quanto,
come prima volta, sarei stato incapace di realizzare pienamente la mia azione
e, probabilmente, il senso di colpa che ne sarebbe scaturito poi, mi avrebbe
attanagliato la mente e il cuore.
Ma se, al
contrario, la mia coscienza avesse avuto le sue buone ragioni per compiere tale
atto, sarei arrivato a capire che non avevo nulla da temere.
E allora perché mi sento così? Ho sempre creduto
ciecamente negli insegnamenti del mio nobile maestro ma… ora sto male.
Hai agito per difendere Isabella!, ripete una voce dentro di me per aiutarmi a trovare
una ragione al massacro appena compiuto. Questi
uomini hanno tentato di profanare la sua sacralità con la violenza e tu l’hai
fatto per lei. L'hai fatto per salvarla, per proteggerla, altrimenti quegli
individui avrebbero potuto farle del male. E non te lo saresti mai perdonato.
Ciò che
aumenta la mia angoscia, è sentire il suo sguardo su di me. Perché so che lei
mi sta fissando, atterrita da ciò a cui ha appena assistito. Lei mi ha visto
compiere l’eccidio di uomini senza onore, in un momento in cui ho perso il
controllo, non capendo più nulla e lasciando libero sfogo ai miei istinti, che
si possono tradurre con una sola parola: furia. Una furia cieca, violenta, implacabile,
scatenata dalla paura per lei.
L’aroma
ferroso del sangue sulle mie mani mi penetra nelle narici, dandomi un opprimente
senso di nausea che tormenta le mie viscere.
Apro gli
occhi e, attraverso le dita, osservo la scena intorno a me. Tutte le persone
che ho trucidato. Le budella di uno di quegli uomini sono al di fuori del suo
corpo. Porto una mano allo stomaco, le gambe molli per la tensione ormai
allentata non reggono il mio peso. Cado in ginocchio e vomito.
- Ho... ho
ucciso... che cosa ho fatto? - chiedo a me stesso, pur sapendo di non potermi
dare una risposta.
- No... nobile
Edward... - mormora la giovane Isabella.
Mi volto a
guardarla. Con movimenti lenti e leggeri si sta avvicinando a me. Le faccio subito
cenno di non muoversi.
- Allontanatevi,
venerabile Isabella, lasciatemi stare – dico perentorio, mentre una mano taglia
l’aria per sottolineare il fatto che non voglio si avvicini.
- Ma... lasciate
che... –
La sua voce
trema, ma io non termino nemmeno di ascoltare ciò che ha da dire. Con uno
scatto fulmineo, mi allontano da lì per dirigermi al fiume. Ho bisogno di
lavarmi, pulire via tutto il sangue che ho addosso. Anche se non servirà a
molto, perché il forte senso del peccato, sta penetrandomi fin dentro l’anima.
Mi privo velocemente
dei miei abiti e, in un attimo, mi lascio avvolgere dal placido scorrere del
torrente, in netta contrapposizione col turbinio dei sentimenti che imperversano
nella mia mente e nel cuore. Il gelo dell'acqua, a contatto con la pelle, mi
scuote in tutto il corpo e lentamente raggiungo il centro del rivo. Ho portato
con me la spada, lasciando il fodero sui vestiti, e cerco di distrarmi pulendo
la lama dagli ultimi grumi di sangue rappreso.
Alzo lo
sguardo, e mi perdo ad ammirare la luna, cercando di alleviare un po’ quella
sensazione di soffocamento che mi opprime. E nella mente tornano le parole del
maestro che insistono sul fatto che non devo sentirmi così. Lo rivedo sorridere,
mentre mi confida di essersi accorto già da tempo della mia simpatia per la
Sacerdotessa dell’Aria, e mi ripete che l’intenzione di proteggerla è nobile e
giusta, indipendentemente dal fatto che le mie motivazioni non siano solo
quelle di un uomo che segue un codice di condotta e un modo di vita, ergendosi
a difensore della giustizia e dei giusti.
So bene che
questa cosa risponde a verità, perché so perfettamente che per Isabella sarei
pronto a dare la vita.
È bella. È
davvero bella.
Mi
piacerebbe poter dire di essere l’unico a pensarla in questa maniera, ma sono
consapevole che per conquistare il suo cuore dovrò lottare, non solo contro
altri uomini, come Jacob per esempio, ma anche e soprattutto contro le
convenzioni del Santuario. Ma so anche che l’attrazione che ho per lei,
frammista a qualcosa che non ho ancora ben chiaro cosa sia, sarà la mia forza
contro qualsiasi ostacolo.
- Isabella –
mormoro in un sospiro.
Il suo volto
si staglia nella mia mente in tutta la sua bellezza, scatenando in me una serie
di pensieri che solo lei mi istiga… anche se non dovrebbe essere così. Sarà che,
con quello sguardo da cerbiatta indifesa, inconsapevolmente, lancia delle
occhiate che si prestano a più interpretazioni; oppure perché, quando adempie
al suo compito di sacerdotessa, per degli attimi il suo sguardo diventa di un
marrone più liquido, come in preda a una possessione da parte dello Spirito
dell'Aria che le è sacro, una specie di trance non tanto dissimile da... dallo
sguardo di una donna contorto dal piacere e dalla pacatezza dei sensi che le
deriva da quel momento ovattato di lussurioso appetito. La immagino, priva di
quelle vesti rituali che indossa, mentre si muove con me in quell'oblio fatto
di voci spezzate e gemiti sfuggiti al nostro controllo.
Strizzo gli
occhi, come a voler scacciare certe idee così eccitanti, e abbasso la testa
passandomi una mano tra i capelli. A piccoli passi esco dall’acqua. Comincio ad
avere freddo e voglio solo tornare a casa, stendermi davanti al fuoco e
smettere di pensare. Perché i pensieri mi stanno distruggendo.
Mentre mi
rivesto, incurante del fatto di essere ancora bagnato, riesco a ricordare
piccoli dettagli del massacro che in quel momento apparivano superflui. La
velocità delle mie gambe per schivare gli affondi, il suono cristallino delle spade
che si scontravano, il crescente batticuore nel mio petto, martellante e
incessante, mentre la mente e un istinto da predatore che fino ad allora era
rimasto sopito in me, mi istigavano ad attaccare, per spiazzare le difese degli
avversari. Colpire con forza, con l'intento di far male, con la voglia di
sopravvivere allo scontro e soprattutto vincere. Vincere per lei.
E Isabella
aveva visto. Aveva osservato il lampo omicida che era scattato in me. Forse si
era resa conto anche del mio sorriso, dopo aver ucciso l’ultimo uomo. Un
sorriso di appagamento dovuto al tonfo sordo dei corpi ormai privi di vita, mentre
si accasciavano al suolo.
Era stato
come se in quel momento venisse fuori un essere sconosciuto, un altro io,
silente ma letale, che albergava silenzioso nel mio profondo e che aveva
trovato il modo di mostrarsi compiacente alla morte, nutrendosi di quel
perverso piacere che gli derivava dall’uccidere.
Sono
letteralmente terrorizzato da quanto sto scoprendo di me stesso e, dalle mie
labbra, sfugge un respiro profondo.
Di cosa è capace quest'essere sanguinario? Sono
davvero dominato da un'altra personalità? E se questa mia sensazione fosse
esatta, sarei capace di contrastare quest'ombra? E Isabella, ha percepito anche
questo?
Tante
domande e nessuna risposta.
Trattengo il
respiro, sedendomi su una roccia e percorrendo con lo sguardo l’oscurità
intorno a me spezzata solo dalla tremula luce della luna.
C’è qualcosa
di diverso nell’aria. Ora è più intensa, più vibrante.
- Nobile Edward,
state bene? –
Non può
essere lei. La mia mente mi sta giocando un brutto scherzo nel farmi immaginare
la sua voce così delicata.
Mi volto,
lasciando scorrere lo sguardo nel buio che mi circonda, ben sapendo di essere
solo. Sbatto più volte le palpebre perché non posso credere ai miei occhi. La
sua figura si staglia a pochi metri da me, sotto un fascio di luce, cogliendomi
impreparato.
- Perché non
mi rispondete? Vi sentite male? – mi domanda ancora.
Si avvicina
decisa, come se dovesse soccorrermi. Ed è subito di fronte a me. Non è
un’illusione creata dalla rifrazione della luce lunare. È proprio lei. La donna
che ho salvato poco prima. La mia sacerdotessa.
- Venerabile
Isabella, ecco... –
Spero tanto
che ci sia abbastanza oscurità affinché non si accorga del mio imbarazzo, né
del fatto che sono totalmente rapito nella contemplazione del suo viso perfetto
e bellissimo. Mi sento come un pivello alla prima infatuazione per una
donzella.
- Allora non
avete perso la parola – dice, con l’ombra di un sorriso. - Come mai siete
scappato via in quel modo? – chiede poi con un'aria sinceramente preoccupata.
- No... io…
volevo semplicemente star solo - commento laconicamente, cercando di non far
trapelare alcuna vergogna.
Abbassando
il capo, noto che la ragazza non ha i soliti calzari, ma i suoi piedi nudi
affondano dolcemente nell’erba alta della riva del fiume. E con una fugace, ma
intensa occhiata, mi soffermo a sbirciare il profilo appena accennato delle sue
gambe snelle e lunghe che, in questa notte stellata, risalta attraverso la
trasparenza del tessuto leggero della sua veste.
Mi costringo
a riportare gli occhi sul suo volto, visto che ora il vento gioca in modo
seducente con la tunica che fascia le linee del suo corpo sinuoso.
- Nobile Edward,
spero non vi dispiaccia se resto qui – dice con un sorriso cortese mentre mi
fissa.
Il suo
sguardo è intenso, si lega al mio in un contatto visivo prolungato. Un
incrociarsi di iridi eloquente nel loro dialogo muto.
- Non vedo
come potrebbe... potrei… anche perché vi siete seduta accanto a me... – ribatto,
constatando una cosa di cui non mi ero assolutamente reso conto.
È una cosa
strana, ma alle mie parole l’aria intorno a noi si agita, come se fosse guidata
da una sorta di emozione.
- Grazie.
Spero che ora vi sentiate meglio e... per quello che avete fatto... ancora grazie,
mi avete salvato la vita, davvero – afferma con dolcezza.
- Di nulla.
Sono un cavaliere ed è mio dovere - rispondo, cercando di puntualizzare che la
mia prima missione sia proprio difendere il prossimo.
La sua
presenza così vicina, non mi permette di essere completamente padrone di me
stesso. Quanto vorrei avere anche solo un briciolo della glacialità di
Carlisle, ma probabilmente il destino vuole che questa caratteristica non mi
appartenga.
D'un tratto avverto
un lieve calore sul palmo della mano. È Isabella che mi accarezza, con un gesto
gentile e delicato. Ma quando osservo meglio, mi rendo conto che non sono le
sue dita a sfiorarmi con leggerezza i polpastrelli, bensì un piccolo vortice d’aria
che sembra scaturire dalla sua mano.
Rimango
incantato a guardare il lieve movimento del suo dito indice che disegna cerchi
d’aria a pochi centimetri dalla mia pelle. La sua mano è bellissima,
all’apparenza morbida e liscia e… leggermente luminosa.
Alzo gli occhi
per guardarla in viso, ed è tutta lei a brillare. Più intenso si fa il
chiarore, più la brezza intorno a noi si agita e si riscalda.
Possibile che veramente l’aria risponda alle
sensazioni del suo corpo?
Sono colpito
da questa cosa, e mi rendo conto ancora di più della consapevolezza del
desiderio che ho di lei. Non so se è solo per una notte oppure per tutta la
vita, perché adesso il lieve tocco dell’aria è divenuto carne e non mi dà
occasione per comprenderlo razionalmente.
Le sue dita si
fanno leggermente più audaci, e comincia ad esplorare con minuzia quel lembo
della mia pelle, continuando a creare dei piccoli cerchi sulle mie. Sento un
brivido partire dalla nuca per poi riverberarsi lungo la schiena, in modo
sempre più intenso. Mi sento molto attratto da lei, anche se il mio lato
razionale mi dice che dovrei allontanarmi, e subito.
È assolutamente sbagliato.
Il corpo non
reagisce al mio monito di alzarsi da quella roccia su cui mi ero accomodato,
anzi, si delizia di questo contatto improvviso e assolutamente inaspettato,
anche se desiderato.
- Isabella...
io... credo che dovrei andare… - le dico in un sussurro.
- Cosa c’è
di così importante da allontanarti da me, Edward? -
Ecco la
risposta che odo, unita anche da un uso del tu
con un timbro di voce molto più persuasivo rispetto al solito. Caldo, marcato e
decisamente... seducente.
Che stia interpretando in maniera errata il suo
comportamento? Possibile che lei nutra il mio stesso desiderio?
- Il mio
maestro d’armi potrebbe chiedersi che fine io… abbia fatto –
Non riesco
più a parlare perché il suo viso si avvicina lento al mio, e i suoi occhi color
nocciola mi entrano nel profondo dell’anima, come piccoli aghi di un agopuntore
cinese, pronti a darmi sollievo e consolazione in questa notte i cui risvolti
potrebbero rivelarsi imprevedibili.
-
I…Isabella… ma cosa…? –
Sorride, e i
suoi denti brillano illuminati dai raggi lunari.
- Beh...
voglio dirti grazie... ma a modo mio. Davvero. Tutto qui, null'altro –
Questo
mormorio di parole mi arriva al cuore che non può più mentire a se stesso, dato
che agognava sentirle dalla sua bocca da tempo, ormai.
Isabella si
avvicina ancora, e mi prende il volto tra le mani accarezzandolo con un lento
movimento dei pollici. E a quel contatto così intimo, tutto, intorno a noi,
cambia. L’aria esplode calda, carezzevole… stuzzicante.
Sono
completamente spiazzato da questa situazione alla quale non riesco a credere. E
lei, approfittando della mia esitazione, con un gesto fugace quanto sottile e
ben meditato, si avvicina rapida alle mie labbra.
Labbra
sottili, calde... perfette.
Con mio
sommo stupore, con la lingua mi chiede il permesso di entrare nella mia bocca.
Quando abbandono ogni mio proposito di restare sulla linea difensiva che volevo
adottare per passare subito all'attacco, il vortice d’aria intorno a noi
impazzisce. È forte, violento, intenso… come il calore che emana dal suo corpo,
ora di una luminosità accecante.
L’aria mi
libera di ogni timore, vergogna, remora, lasciando uscire la passione selvaggia
che provo per questa donna.
Velocemente
il mio atteggiamento cambia e mi approprio della sua bocca con un impeto che
non si aspettava. Mai avrei creduto che Isabella possedesse almeno un po'
d'esperienza. È una sacerdotessa dopotutto, ma questo suo modo di approcciarsi
a un uomo, senza timidezza, senza insicurezza o paura, mi sta facendo perdere
la ragione. Avevo la certezza che donne appartenenti a una casta sacra come
quella sacerdotale, dovessero essere pure.
Non tenendo
conto di ciò che l’aria sta facendo intorno a noi, inizio a chiederle di più,
serrando i suoi fianchi nella mia presa, attirandola a me e arrendendomi nello
sfiorare le sue sottili e tenere curve al di sotto della tunica candida e
leggera.
Nel mentre
che le nostre lingue si contendono la supremazia sull'altra, avverto
l'incresparsi di un sorriso sulle labbra di questa ragazza che mi dà, ora, la
parvenza di essere una giovane donna che sa cosa vuole, e sento che è inutile
cercare di fermarmi. Almeno per questa notte voglio dimenticarmi tutto il resto
e bearmi del calore del suo corpo e del sentimento ancora indefinito che ci ha
condotti sino a qui. E se la bestialità di quel demonio che è fuoriuscito prima
da me volesse anche crogiolarsi in queste sensazioni, credo che lo lascerei
fare.
L'asprezza
della rupe sulla quale siamo seduti è decisamente scomoda, ma Isabella,
prendendo fiato dalla lotta iniziata nelle nostre bocche, come se avesse intuito
il mio pensiero, si solleva dal macigno prendendomi per mano.
Il vento
sembra chetarsi, tornando ad essere brezza leggera.
- Vieni con
me... - sussurra appena, il tanto da poterla udire.
- Sì - le
faccio eco, senza sapere dove mi avrebbe condotto.
Camminando a
passi veloci, ci ritroviamo in una parte sopraelevata, una collina credo, che
non avevo mai visto prima.
Si ferma un
attimo, come a voler essere certa della direzione da seguire, e io non resisto.
Con un gesto irruento, l’attiro a me e la bacio. Ancora e ancora.
- Edward… -
sospira - per favore... un attimo che arriviamo al tempio... –
Un gemito
mal celato si infrange contro le mie labbra quando le afferro le natiche sode,
saggiandone le rotondità attraverso l’abito.
- Che
importanza vuoi che abbia se qui o al tempio, no? - mi basta soltanto la sua
vicinanza per farmi sragionare. - Possiamo restare qui... oppure ti vergogni? -
Il suo
abbassare lo sguardo immediatamente, mi lascia intuire di averci visto giusto.
- Sì... non
voglio che ci veda qualcuno – commenta, con una punta di vergogna che mi piace
e che non stona affatto nel contesto.
- Allora
andiamo, non sia mai che ci vedano, ma prima... –
Riprendo
possesso della sua bocca. La lecco, la mordo. Le mani scivolano ancora fino al
suo sedere, l’afferrano per schiacciarla contro il mio corpo. Isabella,
istintivamente, si tira su per incrociare le sue gambe intorno ai miei fianchi,
facendo aderire la mia intimità dura come il marmo, alla sua, pronta per
accogliermi.
L’aria torna
a vorticare intorno a noi, al ritmo di qualcosa che ancora non capisco.
La guardo, e
le mie labbra si distendono in un sorriso sornione.
- Perché
sorridi? –
- È solo
che… da quella volta che ti ho visto in città, ho desiderato tutto questo e, il
fatto che tu sia una sacerdotessa, non mi ha mai permesso di osare tanto.
Sapevo che molte delle custodi degli elementi adempiono ai loro doveri anche se
non sono più illibate, ma… ma non immaginavo che tu… -
- Siamo qui,
Edward. Tu ed io… per davvero – ribatte decisa.
- Ma tu lo vuoi
sul serio? Perché non credo che ti lascerei andare. Non dopo tutto questo… - asserisco,
ben sapendo che avrei fatto di tutto per farla mia.
È l’aumento
del vento a rispondere per lei. Ora ho capito… più Isabella si lascia andare
alle emozioni, più l’aria intensifica la sua potenza. É pazzesco. L’elemento reagisce
alle sue sensazioni.
- Sì, voglio
- mi soffia sulle labbra.
Perfetto,
volevo sentirmi dire solo questo.
- Allora, Isabella,
il tempio è quello che ci troviamo di fronte in linea d'aria? - le chiedo.
Scende dal
mio corpo e si volta per osservare dove ci troviamo. Poi asserisce col capo e
io la prendo per mano cominciando a percorrere, a grandi falcate, la distanza
che ci separa dal posto scelto da Isabella per accompagnarci in questa nottata
che non avrei mai saputo immaginare, se non nei miei sogni più segreti.
Entriamo,
superando le enormi colonne dell’ingresso, e attraversiamo velocemente il
piccolo spazio antistante l’ambiente sacro vero e proprio.
Non sono mai
entrato in un luogo simile. Solo le persone consacrate possono accedere
all’interno dei templi. Mi sento fuori posto qui, e mi chiedo perché abbia
scelto proprio il tempio.
La cella è
in penombra. La luce si irradia da due lucerne poggiate su un tripode a ciascun
lato di un altare di pietra eretto esattamente al centro.
- Perché
qui? – domando in un sussurro reverenziale.
- Perché qui
posso controllare la mia energia! – risponde, tirandomi per la mano.
Oltrepassiamo
l’area sacra del tempio ed entriamo in una altro ambiente nella parte
retrostante. Una luce soffusa, che si irradia da gruppi sparsi di candele
profumate, mi permette di vedere, addossati alla parete di fondo, una serie di
cuscini adagiati sul pavimento. Dall’altissimo soffitto, scendono leggeri tendaggi
azzurri e trasparenti, come a proteggere quella piccola alcova.
Capisco
subito che è la nostra meta, così la prendo in braccio e affretto il passo.
L’adagio sui morbidi cuscini di seta, anch’essa azzurra, e inizio a torturarla
in crescendo.
I suoi seni
sono caldi e profumati e riesco ad avvertire la fragranza primaverile che si
sprigiona dal suo corpo cominciando a vorticare intorno a noi ancora una volta.
I suoi capezzoli sono turgidi e piccoli sotto i miei palmi e, nella mia bocca,
rilasciano un sapore dolce e dissetante provocandomi, al tempo stesso, un
leggero stordimento che so non essere come quello che la giovane donna sta
avvertendo, sempre di più, dentro di lei, in modo dolce e nuovo, e che si
ripercuote tutto intorno a noi.
Cerco di
essere dolce, non irruento, cercando di contrastare l’impetuosità che invece
sembra scaturire dal corpo di Isabella.
Continuo a
saggiare la pelle di lei, scivolando in basso, verso la sua femminilità.
Ne gusto
appieno il sapore di donna, e lei si contorce sotto la mia lingua, portando le
mani tra i miei capelli e spingendomi ancora di più nel suo caldo recesso.
Mi
compiaccio delle sensazioni che i tocchi, ritmati e continui, regalano alla
sacerdotessa, che si lascia cullare, mentre ondate di calore si espandono dal
suo fulcro a tutto il suo corpo e nello spazio circostante.
Isabella
viene nella mia bocca, sussultando e agitandosi tra le mie dita, e un tornado
potente esplode nella cella del tempio.
Ora capisco
cosa volessero dire le sue parole di prima. Se tutta questa energia fosse
scoppiata fuori di qui, le ripercussioni sullo spazio del mondo avrebbero
potuto essere pericolose.
Le permetto
di riprendere fiato, poi le chiedo apprensivo:
- Va tutto
bene? -
La risposta
di lei non si fa attendere. Con un semplice assenso del capo, mi lascia
intendere che posso continuare, ed entrambi ci perdiamo nelle sensazioni dei
nostri corpi.
Quando
Isabella mi avverte in lei, l’aria intorno a noi esplode in potenza unendosi al
mio stesso gemito, accompagnando la nostra danza frenetica, il nostro
assaporarci l’un l’altra, mentre tutto ciò che è esterno si perde, confuso,
nell’oblio.
Isabella
solleva appena le sue gambe e le stringe intorno ai miei fianchi, permettendomi
di sprofondare ancora di più nel suo corpo.
Gemiamo
nelle nostre bocce, inspirando profondamente sulle nostre lingue. Il piacere mi
dà alla testa, mi stordisce. Tutto è avvolto in un vortice di luce e aria che
accarezza e amplifica la mia percezione, la vita che sento potente in me, la
carne, le emozioni, le sensazioni.
Il tempo
scorre, il silenzio è spezzato solo dalle nostre voci che si perdono nel soffio
del vento che turbina riempiendo lo spazio del tempio.
Il resto è
superfluo.
Bastiamo
solo noi.
Mai avrei
creduto che stare con Isabella potesse dire tutto questo.
La sento
inarcare la schiena, urlare il mio nome, mentre due piccole lacrime le solcano
il volto. Le raccolgo con la lingua, mentre esplode intorno a me, strizzandomi
nel suo io più profondo e, con il nostro piacere, esplode tutto lo spazio circostante.
Vortici d’aria potenti e caldi, seguono il ritmo del suo orgasmo, per placarsi
quasi completamente nel momento del suo e del mio appagamento.
Mi abbandono
completamente su di lei, godendomi il piacere immenso che mi regala il profumo
della sua pelle e che la bontà del suo volto e del suo spirito, hanno
completato in una perfetta comunione tra sensazioni e percezioni che ora sono
reali, tangibili.
- Ora devo
andare – sussurra piano.
La sua voce
trema mentre le sue mani si muovono lentamente tra i miei capelli. Il suo suono
è triste e lontano.
- Che
intendi dire? – domando, sollevandomi sui gomiti per poterla guardare in viso.
I suoi occhi
sono accesi di pura gioia, ma anche velati di lacrime che non comprendo. La
luce che si sprigiona ora dal suo corpo è diversa, più intensa, più brillante.
Riscalda la mia pelle rendendomi vivo e forte come mai mi sono sentito prima in
tutta la mia vita.
Mi stringe a
sé, baciandomi delicatamente e sussurrando un Ti amo soffiato sulle mie labbra.
E mentre
sorrido beandomi del piacere che mi provocano quelle due parole, lei si
dissolve tra le mie braccia, lasciandomi solamente con dell’aria calda tra le
dita.
Mi tiro su,
sgomento e spaventato.
- Isabella!
– sussurro. – Isabella! – chiamo ancora. – Isabellaaaaaaaaaaa! – urlo
disperato.
- Grazie,
Edward! Il tuo amore per me mi ha permesso di raggiungere la sacralità del mio
elemento vitale per la terra. Non temere… non sarai mai solo. Sarò con te sempre…
sempre… sempre… -
Una carezza
leggera dell’aria sul mio volto, mi rassicura, mi incoraggia, mi rafforza.
Sono un uomo
diverso, ora. Puro e sacro come deve essere un cavaliere degno del suo compito
di giustizia.
E mai solo…

Delicata, molto ben descritta, un'ottima padronanza del linguaggio. Un finale che lascia spiazzati ma mi è piaciuta molto! Brava e grazie per aver partecipato
RispondiEliminaAwwww! E, dico... awwwww! Che meraviglia! Scritta benissimo, con una prosa ricca e voluttuosa che ti avvolge come un vento caldo e carezzevole. Finale sorprendente, anche se un po' triste... perché cosa c'è di più struggente, che un amore fatto d'aria?
RispondiEliminaLinguaggio bellissimo che mi ha trasportato all'epoca di questo cavaliere e della sua sacerdotessa.
RispondiEliminaVeramente bella, finale triste ma giusto.
Brava, i miei complimenti.
Grazie
JB
Molto bella, delicata e intrigante allo stesso tempo. La scrittura incanta per correttezza e fluidità e la storia è accattivante e appassionante. Certo il finale lascia un attimo col fumetto sopra la testa con dentro scritto: “ma come?” però non si sente la sofferenza per la mancanza di qualcosa… diciamo che ci sta (passami il termine).
RispondiEliminaMolto bella davvero.
Complimenti.
So chi sei.
RispondiEliminaC’è qualcosa che questa volta mi ha permesso di riconoscerti. E ne sono certissima!!!
Bella. La storia è fantastica, l’idea è pazzesca, originale e ben delineata. Una padronanza del linguaggio che merita un applauso e una capacità di emozionare davvero forte. Questa storia, seppur fuori dai miei canoni, mi è piaciuta moltissimo.
Ti faccio i miei complimenti, grazie di aver partecipato con questa delizia.
Aly
Il mio voto è 5
EliminaAccidenti che uso del linguaggio!!!E che trama originale!!! Sono molto colpita, questa è la prima storia che leggo e ne sono rimasta affascinata!!!
RispondiEliminaComplimenti,
Aleuname.
4 punti!!!
EliminaAleuname.
una storia che ti fa venire i brividi sulla pelle. forse ho capito chi sei (e se ho indovinato) sei davvero molto brava, ogni volta ci delizi con le tue storie e questa volta sono a bocca aperta. complimenti ^_^
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
EliminaChe storia!! Da dove comincio? Leggendo mi è subito venuto in mente il termine “amor cortese”… una concezione filosofica e letteraria che si basa sul concetto che solo chi ama possiede un cuore nobile. Beh, qui Edward è la personificazione dell’amor cortese. E’ un cavaliere che ama in modo esclusivo la sacerdotessa dell’aria, che è pronto a qualsiasi tipo di sacrificio per lei, che uccide pur di difenderne l’onore. Mi è piaciuto tutto: il contesto, la proprietà di linguaggio e la capacità che hai avuto nel mantenerlo… una poesia. Una storia potente e delicata allo stesso tempo… proprio come l’aria che può essere la carezza di una brezza estiva ma anche lo schiaffo di un tornado. E mi riferisco al finale… uno schiaffo inatteso e, come Edward, sono rimasta un po’ smarrita. Ma ci sta eccome! I miei complimenti, sei stata bravissima!
RispondiEliminanuooooooooooo!!! accidenti! hahaahahahahaahah!
RispondiEliminaBellissima storia mia cara donzella! Non mi soffermo a dire com'è scritta perchè il linguaggio che hai usato è consono e perfetto per questo tipo di storia, invece voglio soffermarmi sui TUOI caratteri che ti contraddistinguono sempre: le tue donne sono forti e dominanti, i tuoi uomini seguono il loro passo. Questa è una caratteristica tutta tua. Mi è piaciuto molto lo svolgersi della storia sin dalla prima scena, quella sanguinolenta che scuote Edward nel profondo e mi è piaciuta l'idea di Isabella dea dell'Aria che governa con le sue emozioni. Oh, e mi è piaciuto anche l'orgasmo con tornado, ma quello credo sia tuuuuuuutto merito di Edward! :D
No dai faccio la seria. Bellissima storia in tutto e per tutto, belli i personaggi, belle e gradevolissime le descrizioni e brava tu a rendere quasi sacro un intercorso sessuale. Ma la cosa che mi è piaciuta di più in assoluto è che pur raccontando di un breve momento, hai saputo descrivere profondamente il carattere di quest'uomo e del suo tempo e spazio, permettendo a chi legge di collocare la vicenda in un mondo fantasy di tua creazione ma perfettamente comprensibile.
Bravissima!
-Sparv-
Cavolo, brividi!
RispondiEliminaQuesta è veramente una storia che ti catapulta in un altro mondo, in un'atra epoca, in un'altra realtà.
Sarò sincera, non amo particolarmente il fantasy, ma ci sono doverose eccezioni da fare e questa ne è assolutamente una.
Un linguaggio fantastico, due personaggi che arrivano in tutto e per tutto e il loro stare insieme delicato e provocante allo stesso tempo.
Brava, bravissima. Non so che altro aggiungere...
Questa storia è sublime, particolare, perfettamente dentro al tema del contest e scritta stupendamente. Il mio voto è 4 e grazie mille.
RispondiEliminaE niente, questa rimane la mia preferita!
RispondiElimina5 PUNTI
il mio voto è 2
RispondiEliminaIl mio voto è 3. Complimenti per questa bella storia e grazie!
RispondiEliminaVoto 4
RispondiEliminaMAMMA MIA CHE DIFFICILE VOTARE!
RispondiElimina3 punti
Quanta fantasia e quanta capacità nel trascinarci nel tuo mondo.
RispondiEliminaDavvero delle belle emozioni. Ed un finale con i fiocchi! Elemento centrato in pieno! Complimenti!
Georgia
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaMolto bella e molto delicata, è davvero molto bella. Complimenti, brava.
RispondiEliminaVoto 2
RispondiEliminaGeorgia
votazioni difficilissime!!!
Bella la storia, Belli i personaggi e belli i loro caratteri. Bello il tuo modo di scrivere e potrei continuare con i miei bello quindi posso riassumere questa storia in una parola : bella.
RispondiEliminaIl mio voto: 1 ( mi dispiace ma mi era rimasto questo, ma se si potessero mettere dei parimerito ti avrei dato sicuramente di più)
Divina!!!!!
RispondiEliminaQuesta è una storia d'anima!!!! Grandissima!!!
Mi è piaciutissima!!!!!!
Torno per il voto!!!
Voto 3
EliminaAvevo scritto un commento che non è stato registrato! Cavolo! Ci riprovo... In sintesi... Storia delicata, molto fantasiosa. Il cambio di direzione finale mi ha colpita in modo inaspettato e in qualche modo "urticante". Ma si fa così? Si seduce il cavaliere e poi... NO WAY!!! A parte glI scherzi... Molto brava e originale! Cristina. 1 PUNTO
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