martedì 2 febbraio 2016

Il cavaliere e la sacerdotessa




Sangue.
Sangue sulla mia lama, sui miei abiti, sul corpo degli uomini che ho brutalmente ucciso.
Sangue sulle mie mani, che porto al volto, sgomento per quanto appena accaduto. Mai avrei creduto che sarei stato capace di commettere tutto questo.
Sono un assassino! Non mi sento minimamente un cavaliere.
Il nobile Carlisle, mio maestro d’armi, mi aveva avvertito che la prima volta che la mia spada avesse infilzato una qualunque parte vitale di un uomo, l’avrei sentita affondare, lentamente ma decisa, nel punto da me scelto per colpire. Sarebbe stata l’estensione del mio braccio, mi avrebbe eretto a giustiziere, facendo di me colui che avrebbe colpito solo per la volontà di porre fine alla vita di un uomo che non la meritava più.
Mi aveva anche detto che avrei provato una forte sensazione di stordimento, in quanto, come prima volta, sarei stato incapace di realizzare pienamente la mia azione e, probabilmente, il senso di colpa che ne sarebbe scaturito poi, mi avrebbe attanagliato la mente e il cuore.
Ma se, al contrario, la mia coscienza avesse avuto le sue buone ragioni per compiere tale atto, sarei arrivato a capire che non avevo nulla da temere.
E allora perché mi sento così? Ho sempre creduto ciecamente negli insegnamenti del mio nobile maestro ma… ora sto male.
Hai agito per difendere Isabella!, ripete una voce dentro di me per aiutarmi a trovare una ragione al massacro appena compiuto. Questi uomini hanno tentato di profanare la sua sacralità con la violenza e tu l’hai fatto per lei. L'hai fatto per salvarla, per proteggerla, altrimenti quegli individui avrebbero potuto farle del male. E non te lo saresti mai perdonato.
Ciò che aumenta la mia angoscia, è sentire il suo sguardo su di me. Perché so che lei mi sta fissando, atterrita da ciò a cui ha appena assistito. Lei mi ha visto compiere l’eccidio di uomini senza onore, in un momento in cui ho perso il controllo, non capendo più nulla e lasciando libero sfogo ai miei istinti, che si possono tradurre con una sola parola: furia. Una furia cieca, violenta, implacabile, scatenata dalla paura per lei.
L’aroma ferroso del sangue sulle mie mani mi penetra nelle narici, dandomi un opprimente senso di nausea che tormenta le mie viscere.
Apro gli occhi e, attraverso le dita, osservo la scena intorno a me. Tutte le persone che ho trucidato. Le budella di uno di quegli uomini sono al di fuori del suo corpo. Porto una mano allo stomaco, le gambe molli per la tensione ormai allentata non reggono il mio peso. Cado in ginocchio e vomito.
- Ho... ho ucciso... che cosa ho fatto? - chiedo a me stesso, pur sapendo di non potermi dare una risposta.
- No... nobile Edward... - mormora la giovane Isabella.
Mi volto a guardarla. Con movimenti lenti e leggeri si sta avvicinando a me. Le faccio subito cenno di non muoversi.
- Allontanatevi, venerabile Isabella, lasciatemi stare – dico perentorio, mentre una mano taglia l’aria per sottolineare il fatto che non voglio si avvicini.
- Ma... lasciate che... –
La sua voce trema, ma io non termino nemmeno di ascoltare ciò che ha da dire. Con uno scatto fulmineo, mi allontano da lì per dirigermi al fiume. Ho bisogno di lavarmi, pulire via tutto il sangue che ho addosso. Anche se non servirà a molto, perché il forte senso del peccato, sta penetrandomi fin dentro l’anima.
Mi privo velocemente dei miei abiti e, in un attimo, mi lascio avvolgere dal placido scorrere del torrente, in netta contrapposizione col turbinio dei sentimenti che imperversano nella mia mente e nel cuore. Il gelo dell'acqua, a contatto con la pelle, mi scuote in tutto il corpo e lentamente raggiungo il centro del rivo. Ho portato con me la spada, lasciando il fodero sui vestiti, e cerco di distrarmi pulendo la lama dagli ultimi grumi di sangue rappreso.
Alzo lo sguardo, e mi perdo ad ammirare la luna, cercando di alleviare un po’ quella sensazione di soffocamento che mi opprime. E nella mente tornano le parole del maestro che insistono sul fatto che non devo sentirmi così. Lo rivedo sorridere, mentre mi confida di essersi accorto già da tempo della mia simpatia per la Sacerdotessa dell’Aria, e mi ripete che l’intenzione di proteggerla è nobile e giusta, indipendentemente dal fatto che le mie motivazioni non siano solo quelle di un uomo che segue un codice di condotta e un modo di vita, ergendosi a difensore della giustizia e dei giusti.
So bene che questa cosa risponde a verità, perché so perfettamente che per Isabella sarei pronto a dare la vita.
È bella. È davvero bella.
Mi piacerebbe poter dire di essere l’unico a pensarla in questa maniera, ma sono consapevole che per conquistare il suo cuore dovrò lottare, non solo contro altri uomini, come Jacob per esempio, ma anche e soprattutto contro le convenzioni del Santuario. Ma so anche che l’attrazione che ho per lei, frammista a qualcosa che non ho ancora ben chiaro cosa sia, sarà la mia forza contro qualsiasi ostacolo.
- Isabella – mormoro in un sospiro.
Il suo volto si staglia nella mia mente in tutta la sua bellezza, scatenando in me una serie di pensieri che solo lei mi istiga… anche se non dovrebbe essere così. Sarà che, con quello sguardo da cerbiatta indifesa, inconsapevolmente, lancia delle occhiate che si prestano a più interpretazioni; oppure perché, quando adempie al suo compito di sacerdotessa, per degli attimi il suo sguardo diventa di un marrone più liquido, come in preda a una possessione da parte dello Spirito dell'Aria che le è sacro, una specie di trance non tanto dissimile da... dallo sguardo di una donna contorto dal piacere e dalla pacatezza dei sensi che le deriva da quel momento ovattato di lussurioso appetito. La immagino, priva di quelle vesti rituali che indossa, mentre si muove con me in quell'oblio fatto di voci spezzate e gemiti sfuggiti al nostro controllo.
Strizzo gli occhi, come a voler scacciare certe idee così eccitanti, e abbasso la testa passandomi una mano tra i capelli. A piccoli passi esco dall’acqua. Comincio ad avere freddo e voglio solo tornare a casa, stendermi davanti al fuoco e smettere di pensare. Perché i pensieri mi stanno distruggendo.
Mentre mi rivesto, incurante del fatto di essere ancora bagnato, riesco a ricordare piccoli dettagli del massacro che in quel momento apparivano superflui. La velocità delle mie gambe per schivare gli affondi, il suono cristallino delle spade che si scontravano, il crescente batticuore nel mio petto, martellante e incessante, mentre la mente e un istinto da predatore che fino ad allora era rimasto sopito in me, mi istigavano ad attaccare, per spiazzare le difese degli avversari. Colpire con forza, con l'intento di far male, con la voglia di sopravvivere allo scontro e soprattutto vincere. Vincere per lei.
E Isabella aveva visto. Aveva osservato il lampo omicida che era scattato in me. Forse si era resa conto anche del mio sorriso, dopo aver ucciso l’ultimo uomo. Un sorriso di appagamento dovuto al tonfo sordo dei corpi ormai privi di vita, mentre si accasciavano al suolo.
Era stato come se in quel momento venisse fuori un essere sconosciuto, un altro io, silente ma letale, che albergava silenzioso nel mio profondo e che aveva trovato il modo di mostrarsi compiacente alla morte, nutrendosi di quel perverso piacere che gli derivava dall’uccidere.
Sono letteralmente terrorizzato da quanto sto scoprendo di me stesso e, dalle mie labbra, sfugge un respiro profondo.
Di cosa è capace quest'essere sanguinario? Sono davvero dominato da un'altra personalità? E se questa mia sensazione fosse esatta, sarei capace di contrastare quest'ombra? E Isabella, ha percepito anche questo?
Tante domande e nessuna risposta.
Trattengo il respiro, sedendomi su una roccia e percorrendo con lo sguardo l’oscurità intorno a me spezzata solo dalla tremula luce della luna.
C’è qualcosa di diverso nell’aria. Ora è più intensa, più vibrante.
- Nobile Edward, state bene? –
Non può essere lei. La mia mente mi sta giocando un brutto scherzo nel farmi immaginare la sua voce così delicata.
Mi volto, lasciando scorrere lo sguardo nel buio che mi circonda, ben sapendo di essere solo. Sbatto più volte le palpebre perché non posso credere ai miei occhi. La sua figura si staglia a pochi metri da me, sotto un fascio di luce, cogliendomi impreparato.
- Perché non mi rispondete? Vi sentite male? – mi domanda ancora.
Si avvicina decisa, come se dovesse soccorrermi. Ed è subito di fronte a me. Non è un’illusione creata dalla rifrazione della luce lunare. È proprio lei. La donna che ho salvato poco prima. La mia sacerdotessa.
- Venerabile Isabella, ecco... –
Spero tanto che ci sia abbastanza oscurità affinché non si accorga del mio imbarazzo, né del fatto che sono totalmente rapito nella contemplazione del suo viso perfetto e bellissimo. Mi sento come un pivello alla prima infatuazione per una donzella.
- Allora non avete perso la parola – dice, con l’ombra di un sorriso. - Come mai siete scappato via in quel modo? – chiede poi con un'aria sinceramente preoccupata.
- No... io… volevo semplicemente star solo - commento laconicamente, cercando di non far trapelare alcuna vergogna.
Abbassando il capo, noto che la ragazza non ha i soliti calzari, ma i suoi piedi nudi affondano dolcemente nell’erba alta della riva del fiume. E con una fugace, ma intensa occhiata, mi soffermo a sbirciare il profilo appena accennato delle sue gambe snelle e lunghe che, in questa notte stellata, risalta attraverso la trasparenza del tessuto leggero della sua veste.
Mi costringo a riportare gli occhi sul suo volto, visto che ora il vento gioca in modo seducente con la tunica che fascia le linee del suo corpo sinuoso.
- Nobile Edward, spero non vi dispiaccia se resto qui – dice con un sorriso cortese mentre mi fissa.
Il suo sguardo è intenso, si lega al mio in un contatto visivo prolungato. Un incrociarsi di iridi eloquente nel loro dialogo muto.
- Non vedo come potrebbe... potrei… anche perché vi siete seduta accanto a me... – ribatto, constatando una cosa di cui non mi ero assolutamente reso conto.
È una cosa strana, ma alle mie parole l’aria intorno a noi si agita, come se fosse guidata da una sorta di emozione.
- Grazie. Spero che ora vi sentiate meglio e... per quello che avete fatto... ancora grazie, mi avete salvato la vita, davvero – afferma con dolcezza.
- Di nulla. Sono un cavaliere ed è mio dovere - rispondo, cercando di puntualizzare che la mia prima missione sia proprio difendere il prossimo.
La sua presenza così vicina, non mi permette di essere completamente padrone di me stesso. Quanto vorrei avere anche solo un briciolo della glacialità di Carlisle, ma probabilmente il destino vuole che questa caratteristica non mi appartenga.
D'un tratto avverto un lieve calore sul palmo della mano. È Isabella che mi accarezza, con un gesto gentile e delicato. Ma quando osservo meglio, mi rendo conto che non sono le sue dita a sfiorarmi con leggerezza i polpastrelli, bensì un piccolo vortice d’aria che sembra scaturire dalla sua mano.
Rimango incantato a guardare il lieve movimento del suo dito indice che disegna cerchi d’aria a pochi centimetri dalla mia pelle. La sua mano è bellissima, all’apparenza morbida e liscia e… leggermente luminosa.
Alzo gli occhi per guardarla in viso, ed è tutta lei a brillare. Più intenso si fa il chiarore, più la brezza intorno a noi si agita e si riscalda.
Possibile che veramente l’aria risponda alle sensazioni del suo corpo?
Sono colpito da questa cosa, e mi rendo conto ancora di più della consapevolezza del desiderio che ho di lei. Non so se è solo per una notte oppure per tutta la vita, perché adesso il lieve tocco dell’aria è divenuto carne e non mi dà occasione per comprenderlo razionalmente.
Le sue dita si fanno leggermente più audaci, e comincia ad esplorare con minuzia quel lembo della mia pelle, continuando a creare dei piccoli cerchi sulle mie. Sento un brivido partire dalla nuca per poi riverberarsi lungo la schiena, in modo sempre più intenso. Mi sento molto attratto da lei, anche se il mio lato razionale mi dice che dovrei allontanarmi, e subito.
È assolutamente sbagliato.
Il corpo non reagisce al mio monito di alzarsi da quella roccia su cui mi ero accomodato, anzi, si delizia di questo contatto improvviso e assolutamente inaspettato, anche se desiderato.
- Isabella... io... credo che dovrei andare… - le dico in un sussurro.
- Cosa c’è di così importante da allontanarti da me, Edward? -
Ecco la risposta che odo, unita anche da un uso del tu con un timbro di voce molto più persuasivo rispetto al solito. Caldo, marcato e decisamente... seducente.
Che stia interpretando in maniera errata il suo comportamento? Possibile che lei nutra il mio stesso desiderio?
- Il mio maestro d’armi potrebbe chiedersi che fine io… abbia fatto –
Non riesco più a parlare perché il suo viso si avvicina lento al mio, e i suoi occhi color nocciola mi entrano nel profondo dell’anima, come piccoli aghi di un agopuntore cinese, pronti a darmi sollievo e consolazione in questa notte i cui risvolti potrebbero rivelarsi imprevedibili.
- I…Isabella… ma cosa…? –
Sorride, e i suoi denti brillano illuminati dai raggi lunari.
- Beh... voglio dirti grazie... ma a modo mio. Davvero. Tutto qui, null'altro –
Questo mormorio di parole mi arriva al cuore che non può più mentire a se stesso, dato che agognava sentirle dalla sua bocca da tempo, ormai.
Isabella si avvicina ancora, e mi prende il volto tra le mani accarezzandolo con un lento movimento dei pollici. E a quel contatto così intimo, tutto, intorno a noi, cambia. L’aria esplode calda, carezzevole… stuzzicante.
Sono completamente spiazzato da questa situazione alla quale non riesco a credere. E lei, approfittando della mia esitazione, con un gesto fugace quanto sottile e ben meditato, si avvicina rapida alle mie labbra.
Labbra sottili, calde... perfette.
Con mio sommo stupore, con la lingua mi chiede il permesso di entrare nella mia bocca. Quando abbandono ogni mio proposito di restare sulla linea difensiva che volevo adottare per passare subito all'attacco, il vortice d’aria intorno a noi impazzisce. È forte, violento, intenso… come il calore che emana dal suo corpo, ora di una luminosità accecante.
L’aria mi libera di ogni timore, vergogna, remora, lasciando uscire la passione selvaggia che provo per questa donna.
Velocemente il mio atteggiamento cambia e mi approprio della sua bocca con un impeto che non si aspettava. Mai avrei creduto che Isabella possedesse almeno un po' d'esperienza. È una sacerdotessa dopotutto, ma questo suo modo di approcciarsi a un uomo, senza timidezza, senza insicurezza o paura, mi sta facendo perdere la ragione. Avevo la certezza che donne appartenenti a una casta sacra come quella sacerdotale, dovessero essere pure.
Non tenendo conto di ciò che l’aria sta facendo intorno a noi, inizio a chiederle di più, serrando i suoi fianchi nella mia presa, attirandola a me e arrendendomi nello sfiorare le sue sottili e tenere curve al di sotto della tunica candida e leggera.
Nel mentre che le nostre lingue si contendono la supremazia sull'altra, avverto l'incresparsi di un sorriso sulle labbra di questa ragazza che mi dà, ora, la parvenza di essere una giovane donna che sa cosa vuole, e sento che è inutile cercare di fermarmi. Almeno per questa notte voglio dimenticarmi tutto il resto e bearmi del calore del suo corpo e del sentimento ancora indefinito che ci ha condotti sino a qui. E se la bestialità di quel demonio che è fuoriuscito prima da me volesse anche crogiolarsi in queste sensazioni, credo che lo lascerei fare.
L'asprezza della rupe sulla quale siamo seduti è decisamente scomoda, ma Isabella, prendendo fiato dalla lotta iniziata nelle nostre bocche, come se avesse intuito il mio pensiero, si solleva dal macigno prendendomi per mano.
Il vento sembra chetarsi, tornando ad essere brezza leggera.
- Vieni con me... - sussurra appena, il tanto da poterla udire.
- Sì - le faccio eco, senza sapere dove mi avrebbe condotto.
Camminando a passi veloci, ci ritroviamo in una parte sopraelevata, una collina credo, che non avevo mai visto prima.
Si ferma un attimo, come a voler essere certa della direzione da seguire, e io non resisto. Con un gesto irruento, l’attiro a me e la bacio. Ancora e ancora.
- Edward… - sospira - per favore... un attimo che arriviamo al tempio... –
Un gemito mal celato si infrange contro le mie labbra quando le afferro le natiche sode, saggiandone le rotondità attraverso l’abito.
- Che importanza vuoi che abbia se qui o al tempio, no? - mi basta soltanto la sua vicinanza per farmi sragionare. - Possiamo restare qui... oppure ti vergogni? -
Il suo abbassare lo sguardo immediatamente, mi lascia intuire di averci visto giusto.
- Sì... non voglio che ci veda qualcuno – commenta, con una punta di vergogna che mi piace e che non stona affatto nel contesto.
- Allora andiamo, non sia mai che ci vedano, ma prima... –
Riprendo possesso della sua bocca. La lecco, la mordo. Le mani scivolano ancora fino al suo sedere, l’afferrano per schiacciarla contro il mio corpo. Isabella, istintivamente, si tira su per incrociare le sue gambe intorno ai miei fianchi, facendo aderire la mia intimità dura come il marmo, alla sua, pronta per accogliermi.
L’aria torna a vorticare intorno a noi, al ritmo di qualcosa che ancora non capisco.
La guardo, e le mie labbra si distendono in un sorriso sornione.
- Perché sorridi? –
- È solo che… da quella volta che ti ho visto in città, ho desiderato tutto questo e, il fatto che tu sia una sacerdotessa, non mi ha mai permesso di osare tanto. Sapevo che molte delle custodi degli elementi adempiono ai loro doveri anche se non sono più illibate, ma… ma non immaginavo che tu… -
- Siamo qui, Edward. Tu ed io… per davvero – ribatte decisa.
- Ma tu lo vuoi sul serio? Perché non credo che ti lascerei andare. Non dopo tutto questo… - asserisco, ben sapendo che avrei fatto di tutto per farla mia.
È l’aumento del vento a rispondere per lei. Ora ho capito… più Isabella si lascia andare alle emozioni, più l’aria intensifica la sua potenza. É pazzesco. L’elemento reagisce alle sue sensazioni.
- Sì, voglio - mi soffia sulle labbra.
Perfetto, volevo sentirmi dire solo questo.
- Allora, Isabella, il tempio è quello che ci troviamo di fronte in linea d'aria? - le chiedo.
Scende dal mio corpo e si volta per osservare dove ci troviamo. Poi asserisce col capo e io la prendo per mano cominciando a percorrere, a grandi falcate, la distanza che ci separa dal posto scelto da Isabella per accompagnarci in questa nottata che non avrei mai saputo immaginare, se non nei miei sogni più segreti.
Entriamo, superando le enormi colonne dell’ingresso, e attraversiamo velocemente il piccolo spazio antistante l’ambiente sacro vero e proprio.
Non sono mai entrato in un luogo simile. Solo le persone consacrate possono accedere all’interno dei templi. Mi sento fuori posto qui, e mi chiedo perché abbia scelto proprio il tempio.
La cella è in penombra. La luce si irradia da due lucerne poggiate su un tripode a ciascun lato di un altare di pietra eretto esattamente al centro.
- Perché qui? – domando in un sussurro reverenziale.
- Perché qui posso controllare la mia energia! – risponde, tirandomi per la mano.
Oltrepassiamo l’area sacra del tempio ed entriamo in una altro ambiente nella parte retrostante. Una luce soffusa, che si irradia da gruppi sparsi di candele profumate, mi permette di vedere, addossati alla parete di fondo, una serie di cuscini adagiati sul pavimento. Dall’altissimo soffitto, scendono leggeri tendaggi azzurri e trasparenti, come a proteggere quella piccola alcova.
Capisco subito che è la nostra meta, così la prendo in braccio e affretto il passo. L’adagio sui morbidi cuscini di seta, anch’essa azzurra, e inizio a torturarla in crescendo.
I suoi seni sono caldi e profumati e riesco ad avvertire la fragranza primaverile che si sprigiona dal suo corpo cominciando a vorticare intorno a noi ancora una volta. I suoi capezzoli sono turgidi e piccoli sotto i miei palmi e, nella mia bocca, rilasciano un sapore dolce e dissetante provocandomi, al tempo stesso, un leggero stordimento che so non essere come quello che la giovane donna sta avvertendo, sempre di più, dentro di lei, in modo dolce e nuovo, e che si ripercuote tutto intorno a noi.
Cerco di essere dolce, non irruento, cercando di contrastare l’impetuosità che invece sembra scaturire dal corpo di Isabella.
Continuo a saggiare la pelle di lei, scivolando in basso, verso la sua femminilità.
Ne gusto appieno il sapore di donna, e lei si contorce sotto la mia lingua, portando le mani tra i miei capelli e spingendomi ancora di più nel suo caldo recesso.
Mi compiaccio delle sensazioni che i tocchi, ritmati e continui, regalano alla sacerdotessa, che si lascia cullare, mentre ondate di calore si espandono dal suo fulcro a tutto il suo corpo e nello spazio circostante.
Isabella viene nella mia bocca, sussultando e agitandosi tra le mie dita, e un tornado potente esplode nella cella del tempio.
Ora capisco cosa volessero dire le sue parole di prima. Se tutta questa energia fosse scoppiata fuori di qui, le ripercussioni sullo spazio del mondo avrebbero potuto essere pericolose.
Le permetto di riprendere fiato, poi le chiedo apprensivo:
- Va tutto bene? -
La risposta di lei non si fa attendere. Con un semplice assenso del capo, mi lascia intendere che posso continuare, ed entrambi ci perdiamo nelle sensazioni dei nostri corpi.
Quando Isabella mi avverte in lei, l’aria intorno a noi esplode in potenza unendosi al mio stesso gemito, accompagnando la nostra danza frenetica, il nostro assaporarci l’un l’altra, mentre tutto ciò che è esterno si perde, confuso, nell’oblio.
Isabella solleva appena le sue gambe e le stringe intorno ai miei fianchi, permettendomi di sprofondare ancora di più nel suo corpo.
Gemiamo nelle nostre bocce, inspirando profondamente sulle nostre lingue. Il piacere mi dà alla testa, mi stordisce. Tutto è avvolto in un vortice di luce e aria che accarezza e amplifica la mia percezione, la vita che sento potente in me, la carne, le emozioni, le sensazioni.
Il tempo scorre, il silenzio è spezzato solo dalle nostre voci che si perdono nel soffio del vento che turbina riempiendo lo spazio del tempio.
Il resto è superfluo.
Bastiamo solo noi.
Mai avrei creduto che stare con Isabella potesse dire tutto questo.
La sento inarcare la schiena, urlare il mio nome, mentre due piccole lacrime le solcano il volto. Le raccolgo con la lingua, mentre esplode intorno a me, strizzandomi nel suo io più profondo e, con il nostro piacere, esplode tutto lo spazio circostante. Vortici d’aria potenti e caldi, seguono il ritmo del suo orgasmo, per placarsi quasi completamente nel momento del suo e del mio appagamento.
Mi abbandono completamente su di lei, godendomi il piacere immenso che mi regala il profumo della sua pelle e che la bontà del suo volto e del suo spirito, hanno completato in una perfetta comunione tra sensazioni e percezioni che ora sono reali, tangibili.
- Ora devo andare – sussurra piano.
La sua voce trema mentre le sue mani si muovono lentamente tra i miei capelli. Il suo suono è triste e lontano.
- Che intendi dire? – domando, sollevandomi sui gomiti per poterla guardare in viso.
I suoi occhi sono accesi di pura gioia, ma anche velati di lacrime che non comprendo. La luce che si sprigiona ora dal suo corpo è diversa, più intensa, più brillante. Riscalda la mia pelle rendendomi vivo e forte come mai mi sono sentito prima in tutta la mia vita.
Mi stringe a sé, baciandomi delicatamente e sussurrando un Ti amo soffiato sulle mie labbra.
E mentre sorrido beandomi del piacere che mi provocano quelle due parole, lei si dissolve tra le mie braccia, lasciandomi solamente con dell’aria calda tra le dita.
Mi tiro su, sgomento e spaventato.
- Isabella! – sussurro. – Isabella! – chiamo ancora. – Isabellaaaaaaaaaaa! – urlo disperato.
- Grazie, Edward! Il tuo amore per me mi ha permesso di raggiungere la sacralità del mio elemento vitale per la terra. Non temere… non sarai mai solo. Sarò con te sempre… sempre… sempre… -
Una carezza leggera dell’aria sul mio volto, mi rassicura, mi incoraggia, mi rafforza.
Sono un uomo diverso, ora. Puro e sacro come deve essere un cavaliere degno del suo compito di giustizia.

E mai solo…

27 commenti:

  1. Delicata, molto ben descritta, un'ottima padronanza del linguaggio. Un finale che lascia spiazzati ma mi è piaciuta molto! Brava e grazie per aver partecipato

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  2. Awwww! E, dico... awwwww! Che meraviglia! Scritta benissimo, con una prosa ricca e voluttuosa che ti avvolge come un vento caldo e carezzevole. Finale sorprendente, anche se un po' triste... perché cosa c'è di più struggente, che un amore fatto d'aria?

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  3. Linguaggio bellissimo che mi ha trasportato all'epoca di questo cavaliere e della sua sacerdotessa.
    Veramente bella, finale triste ma giusto.
    Brava, i miei complimenti.
    Grazie

    JB

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  4. Molto bella, delicata e intrigante allo stesso tempo. La scrittura incanta per correttezza e fluidità e la storia è accattivante e appassionante. Certo il finale lascia un attimo col fumetto sopra la testa con dentro scritto: “ma come?” però non si sente la sofferenza per la mancanza di qualcosa… diciamo che ci sta (passami il termine).
    Molto bella davvero.
    Complimenti.

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  5. So chi sei.
    C’è qualcosa che questa volta mi ha permesso di riconoscerti. E ne sono certissima!!!
    Bella. La storia è fantastica, l’idea è pazzesca, originale e ben delineata. Una padronanza del linguaggio che merita un applauso e una capacità di emozionare davvero forte. Questa storia, seppur fuori dai miei canoni, mi è piaciuta moltissimo.
    Ti faccio i miei complimenti, grazie di aver partecipato con questa delizia.
    Aly

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  6. Accidenti che uso del linguaggio!!!E che trama originale!!! Sono molto colpita, questa è la prima storia che leggo e ne sono rimasta affascinata!!!
    Complimenti,
    Aleuname.

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  7. una storia che ti fa venire i brividi sulla pelle. forse ho capito chi sei (e se ho indovinato) sei davvero molto brava, ogni volta ci delizi con le tue storie e questa volta sono a bocca aperta. complimenti ^_^

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  8. Che storia!! Da dove comincio? Leggendo mi è subito venuto in mente il termine “amor cortese”… una concezione filosofica e letteraria che si basa sul concetto che solo chi ama possiede un cuore nobile. Beh, qui Edward è la personificazione dell’amor cortese. E’ un cavaliere che ama in modo esclusivo la sacerdotessa dell’aria, che è pronto a qualsiasi tipo di sacrificio per lei, che uccide pur di difenderne l’onore. Mi è piaciuto tutto: il contesto, la proprietà di linguaggio e la capacità che hai avuto nel mantenerlo… una poesia. Una storia potente e delicata allo stesso tempo… proprio come l’aria che può essere la carezza di una brezza estiva ma anche lo schiaffo di un tornado. E mi riferisco al finale… uno schiaffo inatteso e, come Edward, sono rimasta un po’ smarrita. Ma ci sta eccome! I miei complimenti, sei stata bravissima!

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  9. nuooooooooooo!!! accidenti! hahaahahahahaahah!
    Bellissima storia mia cara donzella! Non mi soffermo a dire com'è scritta perchè il linguaggio che hai usato è consono e perfetto per questo tipo di storia, invece voglio soffermarmi sui TUOI caratteri che ti contraddistinguono sempre: le tue donne sono forti e dominanti, i tuoi uomini seguono il loro passo. Questa è una caratteristica tutta tua. Mi è piaciuto molto lo svolgersi della storia sin dalla prima scena, quella sanguinolenta che scuote Edward nel profondo e mi è piaciuta l'idea di Isabella dea dell'Aria che governa con le sue emozioni. Oh, e mi è piaciuto anche l'orgasmo con tornado, ma quello credo sia tuuuuuuutto merito di Edward! :D
    No dai faccio la seria. Bellissima storia in tutto e per tutto, belli i personaggi, belle e gradevolissime le descrizioni e brava tu a rendere quasi sacro un intercorso sessuale. Ma la cosa che mi è piaciuta di più in assoluto è che pur raccontando di un breve momento, hai saputo descrivere profondamente il carattere di quest'uomo e del suo tempo e spazio, permettendo a chi legge di collocare la vicenda in un mondo fantasy di tua creazione ma perfettamente comprensibile.
    Bravissima!
    -Sparv-

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  10. Cavolo, brividi!
    Questa è veramente una storia che ti catapulta in un altro mondo, in un'atra epoca, in un'altra realtà.
    Sarò sincera, non amo particolarmente il fantasy, ma ci sono doverose eccezioni da fare e questa ne è assolutamente una.
    Un linguaggio fantastico, due personaggi che arrivano in tutto e per tutto e il loro stare insieme delicato e provocante allo stesso tempo.
    Brava, bravissima. Non so che altro aggiungere...

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  11. Questa storia è sublime, particolare, perfettamente dentro al tema del contest e scritta stupendamente. Il mio voto è 4 e grazie mille.

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  12. E niente, questa rimane la mia preferita!

    5 PUNTI

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  13. Il mio voto è 3. Complimenti per questa bella storia e grazie!

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  14. MAMMA MIA CHE DIFFICILE VOTARE!

    3 punti

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  15. Quanta fantasia e quanta capacità nel trascinarci nel tuo mondo.
    Davvero delle belle emozioni. Ed un finale con i fiocchi! Elemento centrato in pieno! Complimenti!
    Georgia

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  16. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  17. Molto bella e molto delicata, è davvero molto bella. Complimenti, brava.

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  18. Voto 2
    Georgia

    votazioni difficilissime!!!

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  19. Bella la storia, Belli i personaggi e belli i loro caratteri. Bello il tuo modo di scrivere e potrei continuare con i miei bello quindi posso riassumere questa storia in una parola : bella.

    Il mio voto: 1 ( mi dispiace ma mi era rimasto questo, ma se si potessero mettere dei parimerito ti avrei dato sicuramente di più)

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  20. Divina!!!!!
    Questa è una storia d'anima!!!! Grandissima!!!
    Mi è piaciutissima!!!!!!
    Torno per il voto!!!

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  21. Avevo scritto un commento che non è stato registrato! Cavolo! Ci riprovo... In sintesi... Storia delicata, molto fantasiosa. Il cambio di direzione finale mi ha colpita in modo inaspettato e in qualche modo "urticante". Ma si fa così? Si seduce il cavaliere e poi... NO WAY!!! A parte glI scherzi... Molto brava e originale! Cristina. 1 PUNTO

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